Vincenzo Barone riflette su scienza e responsabilità etica
Un’accurata analisi riguardante il caso de La scomparsa di Majorana di Leonardo Sciascia
Il saggio di Vincenzo Barone, Anatomia della «Scomparsa» - Sciascia, Amaldi, Majorana, scritto con un linguaggio accessibile a chiunque, può essere letto non soltanto come l’approfondita analisi di un caso letterario e di una diatriba tra studiosi, ma anche come un libro in cui l’epistemologia, intesa come studio filosofico dei fondamenti della ricerca scientifica, riveste un ruolo fondamentale.
Quando nel 1975 lo scrittore e giornalista Leonardo Sciascia pubblicò con Einaudi La scomparsa di Majorana, era con ogni probabilità consapevole del grande successo che il testo avrebbe avuto e del dibattito, a tratti anche aspro, che avrebbe suscitato nel corso degli anni a venire.
Sciascia era uno scrittore arguto e smaliziato, molto attento nello scegliere tematiche di interesse generale e capace di costruire storie di grande impatto emotivo presso un pubblico eterogeneo. Pertanto il suo scritto, comparso inizialmente a puntate sul quotidiano torinese La Stampa, divenne l’archetipo di un genere letterario, la nonfiction, che nel corso dei decenni successivi avrebbe avuto un grande successo di lettori e di critica.
A conferma di ciò, a distanza di mezzo secolo dall’uscita di quel “giallo filosofico”, l’editore Bollati Boringhieri ha dato alle stampe nel 2025 un prezioso saggio di Vincenzo Barone, autorevole docente di Fisica teorica e Storia della fisica, in cui il testo dello scrittore siciliano viene esaminato minuziosamente: Anatomia della «Scomparsa» - Sciascia, Amaldi, Majorana.
Per stessa ammissione dell’autore, non si tratta di un testo di critica letteraria e neppure di un ulteriore saggio sulla misteriosa scomparsa del fisico catanese Ettore Majorana, avvenuta a soli 32 anni il 26 marzo del 1938, ma piuttosto di un’accurata analisi riguardante la genesi di un’opera, quella di Sciascia, che occupò le pagine dei quotidiani per lungo tempo.
In maniera analitica, utilizzando una procedura logico-formale peculiare del procedimento scientifico, Vincenzo Barone ricostruisce il lungo percorso che portò lo scrittore siciliano a interessarsi alla figura di Majorana; ripropone articoli di quotidiani ed esamina carteggi con grande cura, per disvelare i meccanismi psicologici e filosofici che lo aiutarono a comporre un testo tanto controverso; dà voce a numerosi personaggi, che furono protagonisti, con modalità differenti, dell’accesa disputa seguita alla pubblicazione dell’opera.
Ci troviamo di fronte a eccelsi scienziati, come Enrico Fermi, Franco Rasetti, Emilio Segrè, Edoardo Amaldi – facenti parte con Majorana di quel gruppo di studiosi che prese il nome di Ragazzi di via Panisperna – di cui vengono analizzate lettere e commenti che ricostruiscono con grande precisione la feconda stagione degli studi di fisica nucleare presso l’Istituto di Fisica dell’Università di Roma. Intorno a questo gruppo di geniali ricercatori si dispongono familiari, amici e personaggi di vario genere, i quali ebbero a che fare con la figura del giovane studioso catanese, anche in maniera indiretta.
La figura di Ettore Majorana assume ben presto, nell’economia del saggio di Vincenzo Barone, l’aspetto di un “convitato di pietra”, una presenza silenziosa e inquietante che impregna ogni passaggio della trattazione, nonostante la sua effettiva assenza: personalità complessa dal carattere enigmatico; studioso e matematico geniale quanto insoddisfatto; giovane amichevole e colto ma portato a un’eccessiva introversione; infine, precursore del drammatico dibattito tra scienza ed etica.
Ed è proprio su quest’ultimo argomento che Sciascia costruì il suo breve quanto prodigioso racconto, ipotizzando con forza la precisa volontà del giovane scienziato di allontanarsi dal mondo accademico delle ricerche sulla fissione dell’atomo in quanto consapevole dell’abisso nel quale l’umanità intera sarebbe precipitata: la progettazione e costruzione di un’arma di distruzione assoluta e totale, la prima bomba atomica.
The gadget, nome in codice del primo ordigno nucleare della storia,
nella torre del Trinity Test Site nel deserto del New Mexico il 16 luglio 1945 in attesa di detonazione.
© Los Alamos National Laboratory *
Lo scrittore di Racalmuto insistette così tanto sul profilo “etico” della personalità di Majorana, da far passare quasi in secondo piano l’aspetto fattuale della sua scomparsa. Ciò che contava, per Sciascia, era la visione profetica di Majorana e la sua conseguente scelta di isolarsi dalla società (suicidio o autosegregazione in convento), terrorizzato da quanto i suoi colleghi scienziati avrebbero potuto scoprire. Questo approccio gli servì per introdurre il tema che gli stava a cuore in maggior misura: la responsabilità morale della scienza nei confronti dell’umanità e l’assenza di scrupoli di alcuni ricercatori, incapaci di valutare le reali conseguenze delle loro scoperte e proni ai voleri del potere politico/militare.
In maniera esplicita e con toni talvolta sovrabbondanti, tipici del suo periodare da polemista, entrò in conflitto soprattutto con il fisico Edoardo Amaldi, accusandolo di voler sminuire il reale talento di Majorana, di mettere in dubbio le sue capacità profetiche e di conseguenza la sua scelta di non accettare compromessi, unita al suo rifiuto di una scienza capace di realizzare un ordigno dalle potenzialità così devastanti.
Al contrario Vincenzo Barone, molto bravo e attento a non prendere posizione in maniera faziosa, riesce a rendere la trattazione avvincente, evidenziando con garbo le differenze, vere o presunte, tra i vari protagonisti della querelle, e costruisce a sua volta un’abile “indagine su un’indagine”. Grazie alla sua formazione e ai suoi studi di fisico teorico, impreziosisce il racconto con precise informazioni scientifiche (per fare un esempio, alcune pagine sono dedicate al Progetto Manhattan e alla costruzione del primo ordigno nucleare), utili per rendere la storia appassionante anche per lettori meno interessati o meno avvezzi agli studi riguardanti la fisica dell’atomo. In tal modo, oltre a ricostruire la genesi e lo sviluppo del testo di Sciascia, riesce a tratteggiare con grande precisione il periodo storico a cavallo del secondo conflitto mondiale, introducendo importanti considerazioni sul rapporto tra scienza, morale e potere.
Emblema non ufficiale del progetto Manhattan, circa 1946
Tra le due linee narrative che Sciascia sovrappose nel racconto – quella psicologico/esistenziale e quella di carattere etico – lo scrittore siciliano finì per far prevalere la seconda, arrivando addirittura ad affermare il suo “odio” per la scienza e per la presunta deresponsabilizzazione messa in atto dai suoi rappresentanti, tra i quali inserì senza tentennamenti Enrico Fermi (scomparso anni prima dell’uscita del testo) ed Emilio Segrè, entrambi premi Nobel per la fisica.
Per dare un’idea delle polemiche successive all’uscita del pamphlet, Barone ci ricorda che, a due mesi dalla pubblicazione, il testo aveva già raggiunto le 150 000 copie vendute.
Il contraddittorio, alimentato nei mesi seguenti dallo scrittore con notevole vis polemica, finì per coinvolgere, suo malgrado, uno dei più vecchi amici di Majorana e suo autorevole biografo, il fisico Edoardo Amaldi, un altro dei Ragazzi di Via Panisperna.
La disputa tra lo scrittore e lo scienziato andò avanti sui quotidiani per alcuni mesi, con Sciascia sostenitore di un Majorana emarginato e incompreso dai componenti del gruppo di Fermi, e Amaldi, più propenso a evidenziare sia il carattere introverso dello scienziato catanese e la sua insofferenza per il lavoro di gruppo, sia l’impossibilità che avesse potuto immaginare con largo anticipo, nel 1937, la fissione del nucleo di uranio e il conseguente sviluppo dei reattori e delle armi atomiche.
Per precisare meglio i toni assunti dalla discussione tra i due, Vincenzo Barone ci ricorda che il noto settimanale L’Espresso arrivò a titolare un articolo Duello intorno alla bomba.
Il ridimensionamento dell’opera scientifica di Majorana venne sostenuto senza alcuna esitazione anche da Emilio Segrè, fisico di origine ebraica da anni residente in California, il quale venne direttamente coinvolto da Amaldi e da lui sollecitato a pubblicare (cosa che Segrè non fece fino al 1988) una lettera inedita, inviatagli da Majorana stesso nel 1933, durante un viaggio di studio in Germania, in cui il fisico catanese esprimeva giudizi lusinghieri sull’organizzazione nazista dello stato tedesco corredati da una sorta di sentimento antiebraico motivato da ragioni socio-politiche.
Vincenzo Barone propone ai lettori la versione integrale di questa missiva proprio per evidenziare l’inasprimento, a tratti inappropriato, della polemica intorno alla figura di Ettore Majorana, del quale vengono messi in luce, nel corso della trattazione, alcuni aspetti caratteriali insondabili e talvolta contraddittori.
Gli ultimi capitoli del saggio Anatomia della «Scomparsa» approfondiscono il rapporto tra umanità, scienza e potere. Si tratta di un rapporto complesso, che si pone di fronte ai nostri occhi ogni giorno nel momento in cui una nuova scoperta scientifica assume valori diversi, dipendenti soprattutto da coloro che la utilizzeranno.
In questo senso l’autore insiste, con grande intelligenza, sul tema della riattribuzione agli scienziati del ruolo di filosofi e alla scienza del ruolo di progresso della conoscenza e del pensiero, sottolineando che il merito di Sciascia fu proprio quello di proporre oltre mezzo secolo fa una discussione, anche aspra, intorno a queste tematiche.
Quello che lo scrittore siciliano imputava alla scienza, forse con eccessiva inflessibilità, e cioè l’essersi separata con arroganza dall’umanesimo e dalla vita morale, è un argomento attualissimo, sul quale ogni cittadino, e quindi ogni scienziato, è tenuto a riflettere.
Per questo motivo l’ottimo saggio di Vincenzo Barone, scritto con un linguaggio accessibile a chiunque, può essere valutato e letto non soltanto come l’approfondita analisi di un caso letterario e di una diatriba tra studiosi, ma come un libro in cui l’epistemologia riveste un ruolo fondamentale.
Referenze iconografiche: New Africa/Shutterstock, Wikimedia Commons, Wikimedia Commons, Los Alamos National Laboratory, Wikimedia Commons
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