Lettera d’addio

Abbandonare la caffeina: storia di una esilarante separazione

Questo racconto rappresenta il secondo capitolo della serie dal titolo “Le molecole si raccontano”. Attraverso la tecnica dello storytelling si vuole porre l’accento sulle caratteristiche e sugli effetti di quattro sostanze molto diffuse tra i giovani: etanolo, caffeina, nicotina, fentanyl.
Pensiamo sia un modo originale e coinvolgente per ragionare insieme agli studenti e alle studentesse rispetto ai rischi derivanti dall’uso e dall’abuso di queste sostanze.

Gentili Lettori,

sono Caffeina, ma Nina è il diminutivo che mi ha reso popolare. Appartengo alla famiglia delle metilxantine, insieme alla teofillina concentrata nel tè e alla teobromina presente nel cacao. Siamo molecole quasi gemelle, infatti le differenze che ci distinguono sono davvero minime. Siamo tutte e tre costituite da due eterocicli condensati, un esagono e un pentagono contenenti atomi di azoto. A questi ultimi sono uniti al massimo tre metili, i famosi CH3. Io sono la xantina più grande, infatti sono fornita di tre metili, mentre le altre ne hanno soltanto due. Siamo tutte “alcaloidi” e perciò in grado di risvegliare il sistema nervoso centrale. Se affermo di essere una VIP credetemi, non sto affatto esagerando. Sono infatti conosciuta, apprezzata e amata da un’infinità di persone: pensate che, ogni giorno, milioni di tazzine di caffè sono l’ordinazione di rito nei bar di tutto il paese. Non stupitevi perciò se parlo in questi termini; tra le mie svariate qualità non spicca di certo la modestia, anzi mi considero un soggetto alquanto vanitoso! Ma come non esserlo se, dopo avermi messa alla prova, suscito in chicchessia una smaniosa urgenza di gustarmi ancora? Per non essere accusata di superba vanagloria, lascio che sia un ammiratore a raccontarvi di me. Condivido con voi la lettera d’addio che ho ricevuto alcuni giorni fa, in modo che possiate farvi un’idea di quanto davvero io sia indispensabile ai più.

 

Cara Nina,

a malincuore ti scrivo questa lettera. Pochi giorni fa la diagnosi infausta che i medici avevano ipotizzato è stata purtroppo confermata. Sono ufficialmente un “malato di cuore”. La mia condizione mi impedisce di continuare a frequentarti: devo limitare il più possibile le emozioni forti che tu, nonostante gli anni, continui a suscitare in me, ma che d’ora in avanti metterebbero a repentaglio la mia salute.

Che paradosso Nina! Proprio tu che mi hai regalato una vita infaticabile, così stimolante, sempre eccitante e allegra. Sei stata la prima a conquistare il mio cuore e lui ora è costretto a rinunciare a te, forse per sempre.

Ci conosciamo da decenni, ma sembra trascorso poco tempo dal nostro primo incontro. Sei arrivata da molto lontano, da un luogo esotico che ti rendeva seducente e misteriosa. Al tuo arrivo eri ancora spigolosa, acerba, piuttosto intrattabile direi. È bastato però trasmetterti un po' di calore e hai cambiato subito sembianze: infatti ti sei ammorbidita nel carattere, addolcita nelle forme e nell’indole. Riscaldandoti sei sbocciata come un fiore e io ti ho colta al volo.

Con il tempo ti ho conosciuta a fondo: ho potuto così apprezzare le tue straordinarie qualità e godere delle tue amabili fattezze. Sei di costituzione esile, ma suggerisci ugualmente l’idea di essere solida e stabile. Tutto in te è ben proporzionato e divinamente connesso, a tal punto che i tuoi tratti disegnano una silhouette armonica e oltremodo graziosa. Le giuste proporzioni sono difatti, quasi per tutti, sinonimo di bellezza!

Se fossimo poi riconducibili a un mucchietto di invisibili particelle, sono orgoglioso di affermare che, tra le decine di plausibili combinazioni, rappresenteresti l’insieme di atomi uniti nel modo più aggraziato e armonioso possibile. Insomma Nina, tu riproduci l’impalcatura chimica più affascinante che io abbia mai veduto.

Molti ti giudicano amara, ma con me in nessuna occasione lo sei stata. L’unica amarezza che provo deriva dalla separazione che mi terrà lontano da te, d’ora innanzi. E mi dispero se ripenso a tutto l’impegno che ci è voluto per conquistare la giusta distanza: quella dose ideale che ci ha permesso di passare una vita, in due, felice e appagata. Né troppo poco, né troppo: questa è stata l’alchimia della nostra intesa di coppia.

Difatti in entrambi i casi ho sperimentato un malessere, provando agitazione, nervosismo e insofferenza, come chi è in preda a una crisi d’astinenza o come chi, al contrario, sperimenta un abuso. Devo ammettere che tra i due estremi quello che mi ha fatto patire di più è stato il primo. Non frequentarti per anche solo due o tre giorni mi rende spento, apatico e di malumore.

Mi sento inerte come un gas nobile, stabile come un polimero sintetico e incorruttibile come l’oro: stati d’animo che, lì per lì, possono sembrare auspicabili ma che, a pensarci bene, rendono la vita piuttosto noiosa, piatta e priva di brio. La tua assenza mi strema; senza te sono distratto e smemorato.

Potrei ricordare decine di episodi, alcuni divertenti e altri meno, capitati proprio perché non ti avevo accanto. Come ben sai, viaggio spesso per affari. Se al mattino, prima di uscire di casa, non ci sei tu a porgermi subito il “buongiorno”, è indubbio che tutto volgerà al peggio. Come quella volta in treno, quando dovevo raggiungere Pescara: non l’ho solo raggiunta, ma addirittura superata, perché un colpo di sonno improvviso mi ha fatto saltare la stazione. Le disavventure che ho vissuto in tua assenza non si esauriscono tuttavia con gli imprevisti accaduti nei miei tanti viaggi.

Per esempio ci fu quel giorno in cui mi presentai da uno specialista per una visita di controllo e sbagliai data. Con te lontana sono più vulnerabile. Ma il peggio deve ancora venire: a volte, se mi privo di te, mi capita anche di patire terribili mal di testa.

Allora le mie giornate precipitano nel caos e l’unica via d’uscita (me lo dice anche il medico), è ristorarmi con te. Appagata la sete che mi inaridisce il corpo e l’anima, d’improvviso mi trasformo: torno di nuovo vigile, vitale, la memoria non fa difetto, l’umore sale alle stelle e non combino più alcun pasticcio.

Anche fisicamente, mia cara Nina, mi fai stare meglio: se tu ci sei mi sento leggero (digerisco perfino prima, e meglio); la mia pelle è talmente levigata che mi sembra di essere ancora un ragazzino.

Non sono però stato il solo che si è invaghito di te e, mio malgrado, ho dovuto accettare di condividerti. Come potevo, infatti, arrogarmi il diritto di averti tutta per me? Sei intrigante come un giallo di Simenon, sontuosa come un gatto rosso dal pelo lungo e necessaria come il ciclo di Krebs!

Ma, ahimè, colui che ha palpitato felice ogni volta che i tuoi aromatici baci hanno lambito le sue labbra, ora non è più in grado di starti vicino: se lo fa, inizia a battere in modo irregolare, a volte rallentando o altrimenti accelerando.
Colpevole di esserti stato troppo fedele e fiaccato dall’eccessivo amore, il mio cuore si è messo in pace e ti dice: addio, mia amata Nina!

Ti ringrazio per avere reso il mio tempo passato migliore. Il futuro mi appresto a viverlo sapendo che sarà un tempo vano, dedicato gran parte allo sforzo di colmare il vuoto creato dalla nostra lontananza. 

Alla mia Xantina favorita  Scienze_2026_02febbraio_03Branchini_formula_chimica, alias Caffeina.

Per sempre tuo,

Edoardo

 

Referenze iconografiche: Krot_Studio/Shutterstock

Federica Branchini

Laureata in chimica a Bologna, nel 2021 ha conseguito il titolo di PhD in Scienze Chimiche presso l’Università di Torino. Affianca all’interesse per la chimica la passione per la letteratura e la scrittura. Ha partecipato a diversi concorsi letterari ottenendo numerosi riconoscimenti. I suoi racconti sono stati pubblicati in svariate antologie.