Le parole per stare nel mondo
Tra poesia civile, testo argomentativo e racconto di fantascienza
Io la mia rabbia giusta
Voglio tenerla in cuore
Io voglio coltivarla come un fiore
Vedere come cresce
Cosa ne esce
Cosa fiorisce quando arriva la stagione
Vedere se diventa indignazione
(Bruno Tognolini, Rima della rabbia giusta)
Le ragazze e i ragazzi di terza vivono su una soglia: desiderano diventare grandi, reclamano autonomia, mettono in discussione regole e discorsi degli adulti, ma allo stesso tempo cercano ancora sponde sicure, parole che li aiutino a nominare ciò che sentono, strumenti per orientarsi in un mondo che appare sempre più complesso e contraddittorio. È l’età delle domande scomode, delle prese di posizione improvvise, delle indignazioni accese e delle passioni che iniziano a prendere forma. È l’età in cui si scopre che il mondo non è neutro e che nemmeno noi lo siamo.
In terza, più che in altri momenti del percorso scolastico, ragazze e ragazzi cominciano a interrogarsi su ciò che conta davvero: la giustizia, le dinamiche di potere, le disuguaglianze, i diritti, l’ambiente, la guerra e la pace, il rapporto tra tecnologia e umanità. Non sempre possiedono ancora gli strumenti per argomentare con rigore o per esprimersi con precisione, ma hanno già uno sguardo attento, una sensibilità viva, un’urgenza autentica di esprimere la propria opinione. È proprio qui che la scuola può giocare un ruolo decisivo.
Accompagnare una classe di terza lungo questi nove mesi è un privilegio raro: significa affiancare ragazze e ragazzi nel loro ingresso progressivo in una cittadinanza più consapevole, aiutandoli a trasformare intuizioni ed emozioni in pensiero, il disagio in parola, la rabbia in presa di posizione. Un laboratorio di lettura e scrittura diventa allora non solo uno spazio di apprendimento linguistico, ma un luogo di formazione civile, in cui leggere e scrivere servono a comprendere il presente e a immaginare il futuro.
È in questa prospettiva che si inseriscono e si intrecciano tra loro tre percorsi di lettura e scrittura che proponiamo nel laboratorio di terza: la poesia civile, il testo argomentativo e la fantascienza. Questi tre generi diversi sono profondamente accomunati da una forte valenza civile: permettono di interrogare le storture del presente, di denunciarle, di prendere posizione e, soprattutto, di immaginare alternative possibili. Perché scrivere, durante l'adolescenza, significa anche iniziare a riconoscersi come soggetti capaci di pensare il mondo e di provare a cambiarlo.
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La poesia civile
In terza la poesia civile apre una finestra sul mondo e, insieme, fornisce alle ragazze e ai ragazzi un linguaggio capace di tenere insieme emozione e responsabilità. È una forma breve, densa, che sa chiamare all’azione, denunciare, chiedere conto, oppure sospendere il tempo davanti a ciò che ci ferisce (la storia, la violenza, le ingiustizie). Nell’Unità de L’Avventura più grande dedicata alla poesia civile (Volume 3, pp. 422-448), questa vocazione è chiarissima già dall’avvio: abbiamo scelto poesie che si rivolgono direttamente a chi legge e spingono a osservare, pensare e prendere posizione. Verbi che diventano esortazioni, quasi un patto tra chi scrive e chi legge.
In più, la poesia civile è una palestra ideale per l’anno dell’esame: costringe a scegliere le parole, a “ridurre all’osso”, a costruire ritmo e significato con pochi segni, e soprattutto a far emergere il tema e il messaggio, cioè la propria visione del mondo.
Tre tratti tornano spesso, e vale la pena farli notare in lettura perché poi diventano leve di scrittura.
- Il “tu/voi/noi”: la poesia civile costruisce un interlocutore, chiama in causa, include o provoca (è un testo che non si fa solo ammirare, ma entra in dialogo con noi).
- La forma come scelta etica: elenco, domande retoriche, parallelismi, ripetizioni non sono ornamento, ma sono strutture che organizzano il pensiero e l’urgenza.
- Un legame forte con il tempo storico: anche quando parla “per immagini”, la poesia civile è nel presente e dialoga con la storia, invitando chi legge a confrontare mentalità, contesti, conseguenze.
Una strategia chiave di lettura: "Chi scrive-chi legge: un filo diretto"
Una delle strategie più efficaci per comprendere i significati profondi della poesia civile è “Chi scrive – chi legge: un filo diretto”. Il percorso invita ragazze e ragazzi a partire da un’esperienza di lettura molto concreta: il momento in cui, leggendo una poesia, ci si sente chiamati in causa, come se chi scrive si rivolgesse proprio a noi.
Attraverso l’organizzatore grafico, distinguiamo tra argomento e tema, ma soprattutto mettiamo in relazione il punto di vista di chi scrive con il nostro, imparando a esporci e a sentire che quel messaggio ci riguarda, in quanto esseri umani.
Questa strategia funziona particolarmente bene con la poesia civile perché rende esplicita la sua natura dialogica: non è un testo chiuso, ma un atto di comunicazione che attraversa il tempo e lo spazio, mettendo in relazione esperienze diverse. In questo modo la lettura diventa già un esercizio di cittadinanza: comprendere un testo significa interrogare la propria posizione rispetto a ciò che il testo denuncia, propone, chiede.
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Una strategia chiave di scrittura: "Fai emergere tema e messaggio"
Una strategia centrale del percorso di scrittura è il lavoro di revisione orientato a far emergere tema e messaggio (Volume 3, pp. 472-474). Ragazze e ragazzi sono accompagnati a rileggere il proprio testo ponendosi domande essenziali: di che cosa parla la mia poesia? Di che cosa parla davvero? Qual è il punto di vista che sto assumendo? Distinguere tra argomento, tema e messaggio diventa così un gesto concreto di consapevolezza autoriale.
La revisione si struttura come un intervento mirato sul testo: spostare parole, rendere più visibili i nuclei di senso attraverso l’inversione o l’anafora, lavorare sui simboli per dare profondità emotiva, scegliere immagini capaci di rendere universale l’esperienza, curare i versi finali perché richiamino con forza il messaggio. In questo modo si rende più chiaro ciò che si vuole dire.
Questa strategia, in un percorso di poesia civile, mette in luce come scrivere significa assumersi la responsabilità di ciò che si comunica. La poesia civile, in questo modo, diventa un laboratorio di precisione e di etica della parola. Ed è proprio questo lavoro sul messaggio, sul punto di vista che emerge dal testo, a creare un ponte naturale con il percorso sul testo argomentativo, dove la presa di posizione diventerà ancora più esplicita.
Il testo argomentativo
Se la poesia civile lavora sull’urgenza e sulla chiamata in causa, il testo argomentativo offre alle ragazze e ai ragazzi uno strumento decisivo per fare un passo ulteriore: trasformare un’opinione in una posizione fondata su prove verificate. In un anno in cui le convinzioni iniziano a strutturarsi e spesso a scuola e a casa il confronto si fa più acceso, l’argomentazione diventa una forma di educazione democratica, perché insegna che le idee contano davvero quando nascono da fonti attendibili e sanno dialogare con quelle degli altri.
L’Unità de L’Avventura più grande dedicata al testo argomentativo (Volume 3, pp. 514-601) intercetta un bisogno molto presente in terza: far sentire la propria voce e imparare a spiegare le motivazioni delle proprie convinzioni. Non si tratta solo di difendere un punto di vista, ma di metterlo alla prova, sostenerlo con ragioni, esempi, dati, e accettare l’esistenza di posizioni diverse. Scrivere testi argomentativi significa quindi allenare una competenza chiave di cittadinanza: partecipare al dibattito pubblico in modo consapevole e responsabile.
Nel percorso sul testo argomentativo che proponiamo emergono delle scelte che lo differenziano da molte pratiche tradizionali, sia da quelle che abbiamo incontrato come studenti, sia da quelle che spesso, ancora oggi, attraversano la scuola.
La prima riguarda la distinzione netta tra tesi, argomenti e prove. Non ci limitiamo a chiedere alle ragazze e ai ragazzi di esprimere un’opinione e di “motivarla”, ma li accompagniamo a riconoscere che un’argomentazione solida si fonda su livelli diversi: una tesi chiara sostenuta da argomenti (o motivazioni), che sono resi credibili da prove (dati, fatti, opinioni autorevoli). Imparare a distinguere e utilizzare questi tre elementi significa comprendere come funziona davvero un discorso argomentativo e sviluppare uno sguardo più critico sui testi che incontriamo ogni giorno.
La seconda scelta, strettamente connessa alla prima, è la convinzione che non si possa argomentare senza un lavoro sulle fonti. A scuola a volte si chiede alle alunne e agli alunni di sostenere una tesi facendo leva esclusivamente sulle proprie idee, senza alcun riferimento a informazioni verificate o a fonti attendibili. Riteniamo che questa pratica sia profondamente diseducativa: in un mondo in cui il dibattito pubblico è spesso dominato da chi parla con maggiore sicurezza e non da chi è meglio informato, la scuola ha il dovere di insegnare che un’opinione vale nella misura in cui è fondata, documentata, controllabile.
In questo senso, il testo argomentativo diventa uno strumento essenziale di educazione alla cittadinanza: non allena solo a “scrivere bene”, ma a partecipare in modo responsabile al confronto delle idee, distinguendo tra ciò che si pensa e ciò che si può dimostrare.
Una strategia chiave di lettura: "Domande per sviluppare il pensiero critico"
Nel percorso sul testo argomentativo, la lettura è concepita come un esercizio attivo di pensiero critico. I testi possono perciò essere esplorati con domande che aiutano a interrogare le informazioni, le opinioni e le scelte comunicative dell’autore, invece di accoglierle in modo passivo.
Le domande sono organizzate attorno alle 5W + H e guidano le ragazze e i ragazzi a contestualizzare ciò che leggono, a individuare soggetti coinvolti, interessi in gioco, conseguenze possibili, alternative immaginabili. Non si tratta di rispondere a tutto, ma di imparare a scegliere le domande più significative rispetto al problema analizzato, esercitando così una forma di selezione critica.
Questa strategia educa a un atteggiamento fondamentale per la cittadinanza: ogni testo argomentativo, ogni informazione, ogni presa di posizione può e deve essere interrogata. Leggere significa allora chiedersi chi parla, da quale prospettiva, con quali effetti e a vantaggio di chi. In questo modo, la comprensione del testo si intreccia con la capacità di valutare la realtà, preparandosi a distinguere tra argomentazioni fondate e discorsi solo apparentemente convincenti.
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Una strategia chiave di scrittura: "Uno stile coinvolgente"
Nel percorso sul testo argomentativo, viene messa in discussione un’idea ancora piuttosto radicata: che argomentare significhi scrivere testi freddi, distaccati, puramente razionali. Al contrario, l’Unità insiste su un punto fondamentale: un testo argomentativo efficace non è mai asettico. Per convincere davvero, deve saper coinvolgere chi legge, appassionarlo, spingerlo a interrogarsi e, possibilmente, ad agire.
Per questo la scrittura argomentativa è accompagnata da un lavoro attento sullo stile (Volume 3, pp. 576-578). Ragazze e ragazzi osservano come autori e autrici riescano a catturare l’attenzione di chi legge e sono invitati a sperimentare alcuni accorgimenti: l’inserimento di brevi aneddoti per rendere concreto un problema, l’uso di metafore o similitudini per chiarire un’idea complessa, le domande dirette per provocare una risposta interiore, le ripetizioni e l’anafora per dare forza a un passaggio chiave.
Questa strategia di revisione ha un valore profondamente civile. Insegna che argomentare non significa solo dimostrare, ma comunicare tenendo conto di chi legge. Un buon testo argomentativo non si limita a esporre ragioni: costruisce una relazione, coinvolge, crea consapevolezza. E proprio per questo diventa uno strumento potente per esercitare una cittadinanza attiva, capace di incidere sul presente.
Il racconto di fantascienza
In terza, bisognerebbe affrontare la fantascienza dopo la poesia civile e il testo argomentativo non come occasione di evasione, ma come terzo movimento del pensiero. Dopo aver dato voce all’indignazione e aver imparato a prendere posizione, la fantascienza offre uno spazio ulteriore e decisivo: immaginare mondi possibili per capire meglio quello in cui viviamo e magari cambiarlo.
Per ragazze e ragazzi di questa età, la fantascienza è un genere particolarmente potente perché intercetta due bisogni profondi: da un lato il desiderio di futuro, dall’altro la necessità di prendere distanza dal presente per poterlo osservare con maggiore lucidità. Parlare di società altre, tecnologie estreme, regimi immaginari o catastrofi future permette di affrontare questioni attualissime come disuguaglianze sociali, problemi ambientali, rapporto tra uomo e macchina. La distanza narrativa diventa così uno strumento critico.
Il percorso di fantascienza proposto si discosta in modo significativo dall’impostazione più tradizionale delle antologie scolastiche, dove il genere è spesso presentato come evasione, come racconto di mondi lontani o come semplice esercizio di immaginazione. Qui, al contrario, la fantascienza è assunta esplicitamente come strumento speculativo per indagare il presente.
I testi vengono letti e scritti come dispositivi di pensiero: mondi futuri, società alternative, tecnologie estreme servono a rendere visibili dinamiche già in atto. Il futuro diventa una lente di ingrandimento attraverso cui osservare il presente, portandone alla luce le contraddizioni, i rischi, le possibilità di cambiamento.
In questa prospettiva, la fantascienza si configura come un vero e proprio esercizio di cittadinanza, perché gli strumenti critici utilizzati per leggere questi mondi immaginari sono gli stessi che permettono di comprendere e discutere le società del presente.
La fantascienza non è un genere marginale o “di intrattenimento”, ma uno spazio privilegiato di educazione democratica: un luogo narrativo in cui ragazze e ragazzi possono esercitarsi a pensare il futuro per capire meglio il mondo in cui vivono e per immaginarlo diverso.
Strategia chiave di lettura: "La mentalità del luogo"
Per comprendere davvero i testi di fantascienza, in particolare le distopie, il percorso propone di spostare l’attenzione dall’intreccio alla società in cui la vicenda è ambientata. La strategia “La mentalità del luogo” guida ragazze e ragazzi a ricostruire il mondo narrativo come se fosse una comunità reale, con regole, valori, rapporti di potere e margini di libertà.
Attraverso l’organizzatore grafico, la classe è invitata a interrogarsi su questioni fondamentali: che tipo di luogo è quello in cui si svolge la vicenda, quali regole lo governano, quali comportamenti sono considerati accettabili, chi detiene il potere e come viene esercitato, quanta libertà è concessa agli individui. Queste domande aiutano a comprendere che l’ambientazione non è uno sfondo neutro, ma una forza attiva che condiziona i personaggi e orienta lo sviluppo della storia.
La lettura diventa così un esercizio di analisi sociale. Ricostruire la “mentalità del luogo” significa imparare a leggere una società, anche quando è immaginaria, utilizzando categorie che sono immediatamente trasferibili all’analisi del mondo reale. In questo modo, la fantascienza si conferma come un potente strumento di educazione alla cittadinanza: i mondi futuri raccontati nei testi diventano laboratori narrativi in cui osservare, mettere in discussione e comprendere le dinamiche delle società presenti.
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Strategia chiave di scrittura: "La relazione tra novum, personaggio e conflitto"
La fantascienza, per la sua natura speculativa, è un genere che richiede particolare rigore progettuale. La strategia chiave della prescrittura (Volume 3, pp.78-79) consiste perciò nel legare in modo stretto il novum (ovvero l’idea centrale del racconto, che è un problema riguardante l’attualità o una questione legata alle scelte compiute dagli esseri umani nel presente), il personaggio e il conflitto, affinché la critica alla società emerga con chiarezza e coerenza.
Ragazze e ragazzi sono guidati a partire dal novum, l’idea di fondo che modifica un aspetto del mondo così come lo conosciamo. Da lì prendono forma il personaggio e il conflitto: il modo di vivere, di pensare e di agire del protagonista deve essere influenzato dal novum, e il conflitto deve metterlo alla prova proprio su quel terreno. In questo modo il racconto mantiene un punto di vista solido e riconoscibile, e la critica sociale non è dichiarata dall’esterno, ma incorporata nella storia.
L’analisi guidata di testi di Isaac Asimov e Ray Bradbury mostra come questa relazione funzioni nei racconti canonici: il novum è il motore che genera personaggi, scelte, tensioni e significati. L’organizzatore grafico accompagna poi la progettazione del racconto, aiutando gli studenti a chiarire l’idea di partenza, a definire il personaggio, a costruire un conflitto coerente e a esplicitare la critica che il testo intende formulare.
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Una proposta per il colloquio d'esame: il testo multigenere
Come possibile approdo del percorso, proponiamo la realizzazione di un testo multigenere da presentare durante il colloquio dell’esame conclusivo del primo ciclo. Si tratta di un progetto unitario che raccoglie testi diversi per forma e linguaggio, ma tenuti insieme da una grande questione di attualità e da un punto di vista consapevole.
Il multigenere è particolarmente adatto al colloquio perché permette alle ragazze e ai ragazzi di mostrare non solo ciò che sanno fare, ma come pensano: mette in relazione competenze di lettura e scrittura, capacità argomentative, immaginazione narrativa e consapevolezza civile. Inoltre valorizza il lavoro laboratoriale svolto durante l’anno, trasformandolo in un percorso personale e significativo.
Che cosa contiene il testo multigenere
- Copertina. È solitamente l’ultimo atto di progettazione, anche se è la prima cosa che vediamo. Titolo, sottotitolo e immagini evocano senza dichiararli il tema scelto e il punto di vista da cui viene affrontato.
- Introduzione autobiografica. L’introduzione autobiografica motiva le scelte dello scrittore o della scrittrice legandole ai propri ricordi, alla propria esperienza personale. È uno spazio di riflessione che aiuta a esplicitare il percorso: da dove nasce l’interesse, quali domande lo hanno guidato, perché questa battaglia riguarda proprio lui o lei.
- La poesia civile. La poesia dà voce all’urgenza: denuncia, chiama in causa, mette il lettore di fronte a una domanda o a un’inquietudine. È il testo che apre emotivamente il percorso e che rende visibile il coinvolgimento personale dello studente.
- Il testo argomentativo. Qui prende forma la presa di posizione. A partire dalla stessa questione, il testo argomentativo esplicita una tesi, la sostiene con argomenti e prove, coinvolge chi legge e lo invita ad agire. È lo spazio in cui il pensiero si struttura e si rende pubblico.
- Il racconto di fantascienza. La fantascienza sposta lo sguardo in avanti: immagina uno scenario futuro in cui la questione scelta viene portata alle estreme conseguenze per interrogare il presente e invitarci a riflettere su ciò che potrebbe accadere se non si cambiasse rotta.
- Un’infografica. L’infografica sintetizza e visualizza i nodi del percorso: dati, parole chiave, relazioni tra cause ed effetti. È uno strumento efficace per mostrare la capacità di organizzare le informazioni e di comunicarle in modo chiaro e immediato.
- Bibliografia e sitografia. L’elenco delle fonti utilizzate rende visibile il lavoro di ricerca svolto ed è un ultimo atto di cittadinanza attiva: indicare libri, articoli, siti affidabili significa mostrare che le idee non nascono nel vuoto, ma si costruiscono attraverso un confronto serio con informazioni attendibili in una comunità in ricerca.
Il testo multigenere, così curato, diventa molto più di un prodotto per l’esame: è la sintesi di un anno di lavoro e il segno di un passaggio importante. Le ragazze e i ragazzi non si limitano a esporre contenuti, ma mostrano di saper leggere il presente, prendere posizione e immaginare il futuro. Ed è forse questo uno dei compiti più autentici della scuola nel momento in cui accompagna i suoi studenti verso il domani.
Prima di salutarci
Insegnare in terza significa stare accanto a ragazze e ragazzi nel momento in cui iniziano a guardare il mondo con occhi nuovi: più critici, più inquieti, più consapevoli. È l’anno in cui le domande si moltiplicano, in cui le certezze si incrinano e in cui diventa urgente trovare parole per dire ciò che non funziona e per immaginare ciò che potrebbe essere diverso. In questo passaggio delicato, la scuola può scegliere se limitarsi a trasmettere contenuti o se assumersi fino in fondo il proprio ruolo formativo.
Il percorso che vi abbiamo presentato nasce da questa seconda scelta. La poesia civile, il testo argomentativo e la fantascienza vengono affrontati come strumenti per abitare il presente, prendere posizione e immaginare alternative. Tre linguaggi diversi, un’unica direzione: aiutare ragazze e ragazzi a riconoscersi come soggetti capaci di pensare, di dire “io”, di interrogare il mondo con responsabilità, di alzare la propria voce.
Sperimentare percorsi di questo tipo richiede tempo, cura, disponibilità a uscire da pratiche consolidate. Ma significa anche restituire senso al lavoro quotidiano in classe, vedere emergere voci personali, intuizioni profonde, prese di posizione autentiche. Significa, soprattutto, offrire agli studenti l’occasione di esercitarsi in una cittadinanza che non è solo oggetto di studio, ma esperienza concreta.
Il nostro invito è dunque a sperimentare, adattare, rielaborare partendo dai testi contenuti nell’antologia e dalle domande che attraversano le nostre classi: leggere e scrivere possono diventare il primo passo per imparare a stare nel mondo in modo consapevole e attivo.
Referenze iconografiche: Khakimullin Aleksandr/Shutterstock