Il nuovo esame di maturità

L’esame finale cambia ancora

Diversi sono i cambiamenti previsti a partire dall’a.s. 2025-2026, gli ultimi in una serie di modifiche che la struttura dell’esame finale ha subito negli anni dalla sua istituzione.

La legge n. 164/2025, che ha convertito il d.l. n. 127/2025, ha reintrodotto l’espressione “esame di maturità” al posto di “esame di Stato” (denominazione che era entrata in vigore dopo la riforma Berlinguer nel 1999) per sottolineare l’obiettivo di valutare al meglio la crescita complessiva di studentesse e studenti, il loro grado di autonomia e di responsabilità. L’esame conclusivo del ciclo secondario di istruzione è infatti finalizzato non solo alla misurazione delle conoscenze e delle competenze, ma a individuare e a valorizzare il grado di maturazione personale dell’alunna/o, in una prospettiva di sviluppo globale della persona. Esso assume inoltre, come risulta dall’art. 1 co. 1, «una funzione orientativa, finalizzata a sostenere scelte consapevoli in ordine al proseguimento degli studi a livello terziario ovvero all'inserimento nel mondo del lavoro e delle professioni». 

L’evoluzione dell’esame conclusivo del secondo ciclo di istruzione nella storia italiana

Un esame finale per le scuole secondarie di secondo grado fu introdotto nel nostro Paese nel 1923 con la riforma scolastica attuata dall’allora Ministro dell’istruzione Giovanni Gentile.
Questo esame, denominato esame di maturità, era previsto solo per i licei, si basava su quattro prove scritte e su un colloquio orale che verteva su tutte le discipline e sui programmi nazionali dell’ultimo triennio. La commissione era formata solo da insegnanti esterni, prevalentemente docenti universitari. Per quanto riguarda il voto finale, non era previsto un punteggio unico, ma tanti voti quante erano le materie.
Dopo la Seconda guerra mondiale, periodo in cui l’esame fu sensibilmente semplificato, riprese la formulazione originaria della prova, sia pur con specifiche modifiche: il programma venne limitato alle materie dell’ultimo anno e la composizione della commissione venne integrata da due membri interni.

 

Rilevante fu la riforma del 1969, che introdusse sostanziali cambiamenti:

  • l’esame di maturità venne esteso a tutti i corsi di studio di istruzione secondaria superiore;
  • le prove scritte divennero due, come due erano le materie previste per il colloquio orale, una delle quali scelta dallo studente;
  • la commissione era completamente esterna tranne che per la presenza di un membro interno.

La prova di maturità fu ulteriormente modificata con la riforma del 1999. Cambiò innanzi tutto la denominazione, che da esame di maturità divenne appunto esame di Stato, nell’ottica di sottolineare la sua funzione di verificare le “conoscenze, competenze e capacità” di alunne e alunni. Fu introdotta una terza prova scritta (scelta dalla commissione) e il colloquio orale riguardava tutte le materie dell’ultimo anno. Cambiò di nuovo la composizione della commissione: oltre al presidente, 50% membri esterni e 50% interni.

La riforma del 2019 determinò l’eliminazione della terza prova scritta e una sostanziale revisione del colloquio orale, orientato, oltre che alla verifica delle conoscenze acquisite, a quella della capacità della studentessa o dello studente di costruire un discorso interdisciplinare, partendo dal materiale predisposto dalla commissione (per esempio un problema, una citazione, un brano di prosa). Le alunne e gli alunni, inoltre, erano tenuti a esporre nella forma da loro preferita un elaborato sull’esperienza di PCTO (Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento); erano poi sottoposti a specifiche domande relative all’educazione civica.

 

Le prove del nuovo esame di maturità a partire dall’a.s. 2025-2026

A seguito della più recente riforma introdotta dalla legge n. 164/2025, restano confermate le due prove scritte:

  • la prima prevede sette tracce ministeriali, tra cui ogni candidata/o sceglierà quella più congeniale alla sua preparazione e alla sua capacità;
  • la seconda ha per oggetto le materie d’indirizzo, scelte ogni anno, entro la fine di gennaio, dal Ministero, con distinzione tra licei, istituti tecnici e istituti professionali.

Diversamente dal passato il risultato delle prove scritte viene comunicato a studentesse e studenti solo dopo il colloquio orale, allo scopo di evitare che chi ha già raggiunto la sufficienza possa affrontare l’orale con minore impegno.

Sono previste specifiche novità per il colloquio orale.
Nella sua più recente impostazione, l’esame di Stato prevedeva l’inizio del colloquio con l’analisi di un materiale (per esempio un testo o un problema) predisposto dalla commissione, diretto a stimolare la discussione sui concetti chiave delle diverse discipline e sulle loro interconnessioni.
Il nuovo colloquio dell’esame di maturità è invece strutturato su quattro discipline caratterizzanti, che verranno individuate nel gennaio di ogni anno da un decreto ministeriale, oltre che sull’educazione civica e sul percorso di Formazione scuola-lavoro. Ciò risulta in particolare dall’art. 1 co. 2, in cui si afferma che l’esame di maturità «tiene conto anche della partecipazione alle attività di formazione scuola-lavoro, dello sviluppo delle competenze digitali e [...] delle competenze maturate nell'ambito dell'insegnamento dell'educazione civica».
La commissione d’esame è tenuta a valutare non solo l’acquisizione dei contenuti, ma anche la capacità di candidate e candidati di argomentare la propria esposizione e di padroneggiare le competenze previste dalle Indicazioni nazionali e dalle Linee guida disposte in seguito all’emanazione di specifici decreti nel 2010 (per gli istituti tecnici il DPR n. 88/2010).
Non è più possibile rifiutarsi di sostenere la prova orale, come è successo in alcuni casi in passato: per poter essere promossi è indispensabile affrontare tutte le prove, colloquio compreso.

 

L’importanza del curriculum

Con la nuova riforma, oltre alla discussione sulle discipline oggetto del colloquio, si intende valutare il grado di maturazione anche attraverso l’impegno dimostrato nell’ambito scolastico, impegno che risulta dal curriculum dello studente: si tratta di un documento rappresentativo dell’intero profilo dell’alunna/o, con le informazioni sul percorso scolastico, le certificazioni conseguite e le attività extrascolastiche svolte nel corso degli anni (per esempio nel volontariato, nell’ambito sportivo o in quello culturale). Ricordiamo infatti che questo documento comprende tre sezioni:

  • Istruzione e formazione, compilata dalla scuola, con le informazioni relative al percorso di studi;
  • Certificazioni, compilata sia dalla scuola sia dalla studentessa o dallo studente, relativa agli attestati conseguiti in ambito linguistico, informatico e altri tipi di formazione;
  • Attività extra scolastiche, di competenza della studentessa o dello studente, inerente ad attività culturali, artistiche, sportive e di volontariato. 

Dal PCTO (Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento) alla Formazione scuola-lavoro (FSL)

Parte importante del colloquio riguarda il percorso di Formazione scuola-lavoro, previsto negli ultimi tre anni (180 ore per gli istituti tecnici), finalizzato a fornire competenze pratiche e trasversali attraverso esperienze dirette nel mondo del lavoro. Come già in precedenza, candidate e candidati sono chiamati a presentare la propria esperienza attraverso una breve relazione o la presentazione di un lavoro multimediale.
La nuova denominazione rispetto alla precedente (PCTO, Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento) è legata a una specifica scelta di indirizzo pedagogico, come risulta dalle parole contenute nella relazione tecnica del Ministero: «[Occorre] restituire ai percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento una piena dignità educativa, un’identità comunicativa chiara e una funzione formativa solida, ancorata alla realtà e ai bisogni concreti degli studenti».Viene in pratica evidenziata la stretta relazione necessaria tra formazione scolastica e mondo del lavoro.
Le principali finalità della Formazione scuola-lavoro sono quelle di incentivare le capacità di comunicazione, di lavorare in gruppo, di assumersi responsabilità, di risolvere problemi, nell’ottica di un proficuo futuro inserimento del mondo del lavoro.
I percorsi formativi richiedono la collaborazione di più soggetti:

  • le studentesse e gli studenti, che ne sono i principali protagonisti;
  • le docenti e i docenti, chiamati a supportare gli alunni e a fare da mediatori tra il mondo dell’istruzione e quello del lavoro;
  • le istituzioni scolastiche, che hanno il compito di integrare le attività nei piani di studio;
  • gli enti ospitanti, tra cui aziende, enti pubblici e organizzazioni no-profit.

Inoltre, in base al d.l. n. 159/2025 (convertito nella legge n. 198/2025 il 29 dicembre 2025), le attività di Formazione scuola-lavoro non possono più coinvolgere le studentesse e gli studenti in lavorazioni ad alto rischio o che comportano l’uso di macchinari complessi, con l’obiettivo di tutelare maggiormente la sicurezza dei ragazzi inseriti nei percorsi di alternanza.

 

 Le commissioni
Il nuovo esame di maturità prevede la riduzione del numero dei commissari da sette (un presidente esterno all’istituzione scolastica, tre membri esterni e tre interni) a cinque (un presidente esterno, due membri esterni e due interni), come risulta dall’art. 1 co. 3: «Presso le istituzioni scolastiche statali e paritarie sedi di esame, sono costituite commissioni d'esame, una ogni due classi, presiedute da un presidente esterno all'istituzione scolastica e composte da due membri esterni e, per ciascuna delle due classi, da due membri interni, afferenti alle aree disciplinari individuate con decreto del Ministro dell'istruzione e del merito».
I docenti interni devono dunque appartenere alle aree disciplinari individuate annualmente con decreto ministeriale; costituisce titolo preferenziale per la nomina a componente della commissione la partecipazione a specifici percorsi di formazione predisposti dal Ministero. 

 

I requisiti di ammissione all’esame

Per quanto riguarda l’ammissione all’esame di maturità si richiedono:

  • la frequenza per almeno tre quarti del monte ore annuale personalizzato;
  • la partecipazione, durante l’ultimo anno di corso, alle prove Invalsi;
  • lo svolgimento delle attività di Formazione scuola-lavoro secondo quanto previsto dall’indirizzo di studio nel secondo biennio e nell’ultimo anno di corso;
  • la votazione non inferiore ai sei decimi in ciascuna disciplina, o gruppo di discipline valutate con l’attribuzione di un unico voto secondo l’ordinamento vigente, e un voto di comportamento non inferiore a sei

Sono ammessi i candidati interni iscritti all’ultimo anno di corso, ma possono presentare domanda di partecipazione anche le studentesse e gli studenti della penultima classe che abbiano ottenuto allo scrutinio finale almeno otto decimi in ciascuna materia oltre che nel comportamento e che, nei due anni precedenti, abbiano riportato una votazione non inferiore a sette decimi in ciascuna materia.
Con la Nota ministeriale n. 74346/2025 sono state introdotte novità per i candidati esterni, i cosiddetti “privatisti”, con l’obiettivo di garantire equità e trasparenza nel processo di ammissione. In particolare, essi, nella domanda d’esame – da presentare entro una scadenza inderogabile stabilita dal Ministero – devono allegare il diploma di scuola secondaria di primo grado e sono tenuti a dimostrare di avere svolto le attività di Formazione scuola-lavoro (o esperienze assimilabili) per almeno tre quarti del monte ore previsto dal percorso scelto. 

Il punteggio

Tutte le prove d’esame vengono valutate in ventesimi. Il punteggio massimo che uno studente può ottenere solo con le prove ammonta a 60 punti (la commissione può assegnarne al massimo 20 all’orale); gli altri 40, per arrivare al voto massimo di 100/100, sono invece dati dai crediti ottenuti durante il triennio, da convertire in base alla tabella predisposta dal Ministero. Dalla somma di tutti questi voti risulta quello finale della maturità.
I membri della commissione possono decidere di integrare il punteggio finale con un massimo di tre punti, a condizione che il candidato abbia già raggiunto almeno 90/100 tra prove d’esame e credito scolastico. Nell’esperienza precedente il bonus era previsto solo per chi arrivava a una soglia decisamente più alta, pari a 97/100, per cui nell’ottica della riforma il bonus diventa uno strumento più inclusivo.

 

Punteggio massimo: 100/100

Punteggio minimo: 60/100

Credito scolastico: fino a 40 punti (maturati nel triennio finale)
Prima prova: fino a 20 punti
Seconda prova: fino a 20 punti.
Colloquio orale: fino a 20 punti.
Possibilità di tre punti aggiuntivi: se si sono raggiunti almeno 90 punti su 100.  

 

 

L’importanza del voto in condotta
È prevista la bocciatura automatica per gli studenti che abbiano riportato un cinque in condotta. Chi viene valutato invece con un sei è chiamato a discutere in sede di colloquio un elaborato critico assegnato dal consiglio di classe su tematiche legate ai valori della Costituzione, alla cittadinanza attiva e alla responsabilità sociale.
L’obiettivo dichiarato è quello di valorizzare la cultura del rispetto e di rafforzare la rilevanza del comportamento all’interno della comunità scolastica e, di conseguenza, in quello della società tutta. Inoltre, il “bonus” di tre punti può essere attribuito dalla commissione solo alle alunne e agli alunni che abbiano meritato almeno nove in comportamento.

Sostituzioni e integrazioni terminologiche
Riassumiamo in breve le principali modifiche terminologiche che caratterizzano il nuovo esame.

  1. Cambio di nome, da “esame di Stato” a “esame di maturità”.
  2. I criteri di valutazione si ampliano: oltre a “competenze” e “apprendimenti” viene introdotto quello di “autonomia e responsabilità”.
  3. La seconda prova scritta si evolve da “prova di indirizzo” a “prova di indirizzo con possibili approfondimento di logica e problem solving”.
  4. La prova orale si amplia da “domande della commissione” a “domande e approfondimenti”, “spunti di riflessione sull’educazione civica”, “esperienze dell’alternanza scuola-lavoro”, “valutazione dell’autonomia e delle capacità argomentative del candidato”.

Le critiche positive
I sostenitori della validità del nuovo esame di maturità fanno leva su alcuni aspetti chiave:

  • la centralità della persona, riconoscendo l’importanza del comportamento e dell’impegno di ogni alunna e alunno;
  • la presenza di regole chiare;
  • la valorizzazione del merito e del comportamento;
  • il risparmio economico, dovuto alla riduzione del numero dei commissari.

Le critiche negative
Chi contesta l’efficacia della riforma evidenzia invece come lacune:

  • il colloquio orale si concentra solo su quattro materie, rinunciando alla multidisciplinarietà che caratterizzava l’esame precedente;
  • vengono limitate le libertà individuali e non viene posta adeguata attenzione alle situazioni di disagio emotivo. Questa osservazione si collega in particolare al divieto di fare “scena muta” all’esame (rischio bocciatura), scelta che si è spesso rivelata strumento di contestazione personale;
  • l’eliminazione del tema iniziale predisposto dalla commissione può ridurre le occasioni di collegare le materie tra loro, non valorizzando in pieno la visione trasversale del sapere.

Preparare il colloquio d’esame
In generale è possibile dare a studentesse e studenti alcuni consigli utili per prepararsi all’esame di maturità. Tra questi sottolineiamo:

  • rendere efficace la fase del ripasso degli argomenti adottando metodi di studio attivi, tra cui per esempio le mappe concettuali;
  • procedere a esercitazioni pratiche, risolvendo esercizi o facendo simulazioni d’esame, in modo da memorizzare meglio i concetti, rielaborarli e saperli applicare in situazioni concrete;
  • esporre gli argomenti a voce alta, davanti a un familiare o ad amici, immaginando di trovarsi di fronte alla commissione;
  • registrare le simulazioni orali, per poi riascoltarle allo scopo di individuare possibili difetti e migliorare la capacità di comunicazione.

Suggerimenti metodologici per il colloquio di Diritto
Per quanto riguarda specificamente la materia Diritto è fondamentale il ripasso dei contenuti della disciplina. Si possono utilizzare come strumenti sia di ripasso sia di approfondimento il libro di testo, gli appunti raccolti durante l’anno, letture di approfondimento tratte da quotidiani o da siti internet affidabili, le mappe concettuali. È inoltre importante concentrarsi sugli argomenti chiave, e allenarsi a individuare collegamenti interni ed esterni alla disciplina.
Risultano molto utili le simulazioni, basate su specifici spunti tematici con domande e risposte tramite cui la studentessa o lo studente immagina di interloquire con i membri della commissione.  

 OBIETTIVI METODOLOGICI   COMPETENZE 
 1. Definire e approfondire
Esporre il tema proposto con senso di approfondimento 
  • Utilizzare le conoscenze acquisite
  • Saper esporre 
 2. Riconoscere gli elementi chiave
Individuare gli elementi fondamentali e analizzarli in modo critico 
  • Ragionare con spirito logico
  • Utilizzare lo spirito critico
 3 Esprimere il proprio punto di vista
Esprimere un proprio punto di vista e giudizio sull’argomento utilizzando ragionamenti logici 
  • Argomentare la propria tesi, valutando le argomentazioni altrui
 4. Collegare all’attualità
Individuare i nessi con questioni d’attualità storica, economica, politica e sociale 
  • Stabilire connessioni
  • Avere competenze in educazione civica
  • Avere competenze ricavate da esperienze personali 

 

Referenze iconografiche: BearFotos/Shutterstock

Maria Rita Cattani

Laureata in giurisprudenza, ha insegnato per molti anni diritto ed economia presso l’Istituto Fermi di Modena; attualmente è in pensione. È autrice di numerosi corsi di diritto ed economia per i marchi Paravia e Paramond, tra cui il corso Partecipando. Seconda edizione.