L’attuazione della riforma tecnico-professionale “4+2”
Lo stato dell’arte
Innanzitutto, occorre ricordare che tale riforma si riferisce solo all’istruzione tecnico-professionale, e non a un nuovo sistema scolastico a livello nazionale che include tutti i gradi di istruzione.
A novembre 2025 sono in fase di attuazione le disposizioni per il riordino degli istituti tecnici e professionali, previste a partire dall’a.s. 2026-2027, con l’obiettivo di ridurre il mismatch tra scuola e mondo del lavoro attraverso nuovi indirizzi, nuovi quadri orari e con la presenza degli ITS Academy.
Vediamo ora di sintetizzare i punti chiave della riforma e le tempistiche della sua attuazione.
La sperimentazione è partita con l’anno scolastico 2024-2025, con il coinvolgimento di circa 180 scuole che avevano dato l’adesione sperimentale al progetto. Nel frattempo si attendevano i decreti attuativi, la cui entrata in vigore era prevista per la fine del 2024, secondo quanto indicato dal PNRR.
Un primo decreto (D.D. n. 7), pubblicato il 3 gennaio 2025, ha fornito le indicazioni in merito all’elaborazione e alla presentazione, da parte delle scuole interessate, delle proposte progettuali per partecipare al piano sperimentale per l’anno scolastico 2025-2026. Il coinvolgimento tuttavia non è limitato ai soli istituti tecnici e professionali, ma prevede la sinergia con gli altri enti presenti sul territorio (Iefp, ITS, IFTS ecc.).
La struttura della filiera
Infatti la nuova filiera formativa tecnologico-professionale “4+2” non è solamente un nuovo indirizzo scolastico, ma è un percorso integrato che si sviluppa in due fasi:
- quattro anni di istruzione secondaria superiore in un istituto tecnico o professionale, dove gli allievi acquisiscono competenze di base e specifiche nel settore di interesse. Alla fine del percorso gli studenti raggiungeranno gli stessi obiettivi di apprendimento e le stesse competenze previste per i cinque anni dei percorsi tradizionali. L’esame di maturità è sostenuto al termine del quarto anno con le stesse modalità di chi segue il percorso quinquennale tradizionale;
- due anni di specializzazione negli ITS Academy. Al termine dei quattro anni gli studenti possono accedere direttamente al biennio ITS della filiera di riferimento (Istituti tecnici superiori - ITS Academy), oppure accedere ad altri percorsi ITS. Questi due anni di specializzazione rappresentano un ponte verso il mondo del lavoro, perché sono basati su percorsi formativi altamente professionalizzanti e focalizzati sulle esigenze delle imprese locali e nazionali. I quattro anni di istruzione superiore, nel caso non si scegliesse un percorso ITS, permettono comunque di accedere agli studi universitari.
Gli elementi innovativi del modello
Il nuovo modello è caratterizzato da alcuni elementi distintivi.
- Il ruolo chiave delle Regioni e dei territori: un elemento fondamentale della riforma è il forte legame con il territorio. Sono le Regioni che hanno il compito di programmare i percorsi della filiera e definirne le modalità realizzative.
- I curricula innovativi: i percorsi formativi sono basati su un approccio più flessibile e laboratoriale, con l’utilizzo di metodologie didattiche innovative. Si dedica maggiore attenzione alle competenze di base (linguistiche e STEM) e alle competenze trasversali (soft skills) che vanno ad aggiungersi a quelle tecnico-professionali, a quelle digitali e alle conoscenze del Made in Italy.
- Il rinforzo delle competenze pratiche: l’esperienza pratica è un elemento fondamentale della filiera. Gli studenti possono effettuare periodi di apprendistato formativo di primo e terzo livello e di Formazione scuola-lavoro (FSL, in precedenza PCTO) già a partire dal secondo anno di corso. Una novità è data dalla possibilità di introdurre moduli didattici e attività laboratoriali tenuti da professionisti provenienti dal mondo del lavoro, per avvicinare ancora di più i percorsi scolastici alle reali esigenze del tessuto produttivo.
- I passaggi orizzontali e verticali: la filiera prevede percorsi di orientamento individualizzati, che permettono agli allievi di passare tra i vari percorsi di studio e di formazione, a seconda delle loro attitudini e interessi.
- Il nuovo modello non comporta una riduzione dell’organico docente, ma una sua riorganizzazione. Le ore del quinto anno (attualmente 1.056) vengono redistribuite nei quattro anni, con un aumento delle attività laboratoriali e l’introduzione di ore aggiuntive di compresenza e potenziamento per le singole classi. A queste si aggiungono le “attività di filiera”, svolte in collaborazione con ITS e aziende partner, che completano il monte ore complessivo previsto.
- La composizione in due macrosettori principali, uno economico e uno tecnologico–ambientale, e un’area di indirizzo flessibile, con una possibile area territoriale. L’ area di istruzione generale nazionale sarà comune a tutti gli indirizzi.
- L’introduzione graduale della riforma, che avverrà in modo progressivo, a partire dalle classi prime nell’anno scolastico 2026-2027.
La composizione della rete formativa
Come indicato in precedenza, un ruolo chiave sarà rivestito dai diversi attori presenti sul territorio, che dovranno rendere possibile la realizzazione dei percorsi attraverso la stipulazione di accordi di rete: oltre agli istituti tecnici e professionali e agli ITS Academy, saranno coinvolte le diverse istituzioni formative regionali accreditate, le università, i centri per adulti (CPIA), le imprese e altri soggetti pubblici e privati. Questi network saranno inquadrati nei “Patti Educativi 4.0” a livello regionale e interregionale, con un’offerta formativa integrata da collegare a campus multiregionali e multisettoriali.
A tal fine rivestirà un ruolo cruciale il “campus”, concetto che fa riferimento a una comunità educativa che riunirà gli istituti superiori, i centri di formazione professionale e gli ITS Academy, ponendo al centro dell’attenzione lo studente. È previsto anche l’intervento di docenti esterni, provenienti dal mondo del lavoro, per garantire agli studenti la facilitazione dell’apprendimento delle competenze tecniche e professionali.
Verrà promossa la mobilità tra i diversi percorsi educativi e la conseguente certificazione delle competenze acquisite; si potenzieranno i contratti di apprendistato, valorizzando i progetti creativi e le invenzioni soggette a diritti d’autore e proprietà industriale sviluppati nei percorsi tecnici e professionali. Anche i sistemi di formazione regionali potranno partecipare alla sperimentazione, che sarà validata dall’Invalsi per garantire una formazione equiparabile a quella statale.
Gli istituti avranno la possibilità di riservare quote orarie del curricolo per realizzare attività legate al territorio. Gli organici dei docenti rimarranno invariati, consentendo un potenziamento dello studio delle discipline nel corso del quadriennio ed evitando così situazioni di esubero. Ciò comporterà l’adozione di misure come la personalizzazione del percorso formativo attraverso forme di compresenza dei docenti, un maggiore utilizzo dei laboratori, e l’introduzione di iniziative alternative alla didattica tradizionale che, come già detto, coinvolgeranno anche rappresentanti del mondo del lavoro.
I numeri della riforma
Dalla prima sperimentazione, avviata a settembre 2024 con circa 180 scuole, 2.500 studenti e circa 200 filiere, i dati delle iscrizioni per l’anno scolastico 2025-2026 evidenziano un importante apprezzamento da parte delle famiglie del nuovo modello, che ha visto l’autorizzazione da parte del Ministero di 587 percorsi (di cui 338 nel Mezzogiorno) ospitati in 428 istituti tecnici e professionali.
L’introduzione del Dl scuola, che ha visto il passaggio della riforma da ordinamentale a istituzionale, conta la partecipazione complessiva di circa 10.500 studenti (tra primo e secondo anno); le filiere ritenute più attrattive sono quelle legate all’informatica, al turismo, all’enogastronomia, oltre a quelle di amministrazione, finanza e marketing, sistemi informativi aziendali, costruzione ambiente e territorio, e manutenzione e assistenza tecnica (dati: Sole24ore, settembre 2025).
A decorrere dall’anno scolastico 2026-2027, il modello entrerà a far parte in via definitiva del sistema di istruzione e formazione nazionale, con gli studenti che completeranno il percorso in quattro anni, come già avviene in molte nazioni europee; la presenza degli ITS Academy garantisce ai diplomati un tasso di occupazione superiore all’80% e a volte anche al 90%. Questi dati dovrebbero permettere la graduale riduzione della difficoltà da parte delle imprese di reperire giovani in possesso delle competenze necessarie a soddisfare le richieste provenienti dal modo del lavoro.
La situazione della riforma "4+2" a novembre 2025
Il modello è diventato operativo con l’anno scolastico 2025-2026 per le scuole tecniche e professionali che hanno scelto di adottarlo.
Esso offre agli studenti quadriennali due opzioni dopo il diploma: accedere direttamente ai corsi degli ITS Academy o utilizzare il diploma come un titolo equivalente a quello quinquennale, consentendo l’iscrizione all’università.
Come già indicato, la riforma mira a rafforzare le competenze pratiche e l’orientamento, con un potenziamento dello studio delle materie STEM e delle lingue, della didattica laboratoriale e della Formazione scuola-lavoro (FSL), nonché dell’intervento di esperti aziendali nei campus.
Il compito delle Regioni sarà quello di programmare l’offerta formativa sulla base delle esigenze dei rispettivi territori. Nello specifico dovranno:
- analizzare il fabbisogno di competenze locali in collaborazione con le imprese;
- favorire l’orientamento scolastico per una maggiore conoscenza delle opportunità offerte dalla filiera tecnologico-professionale;
- integrare le istituzioni formative regionali accreditate nel sistema.
I percorsi educativi privilegeranno la flessibilità, con particolare attenzione:
- alla didattica laboratoriale e alle metodologie innovative;
- al potenziamento delle discipline STEM (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica);
- all’introduzione di moduli CLIL per l’apprendimento integrato in lingua straniera;
- al potenziamento della Formazione scuola-lavoro (FSL) e dei contratti di apprendistato.
La selezione dei progetti: qualità e impatto innovativo
Le istituzioni scolastiche interessate potranno candidarsi attraverso una proposta progettuale che sarà valutata da una Commissione tecnica. I criteri di selezione includono la coerenza con le finalità del decreto, l’impatto innovativo dell’offerta formativa, e l’efficacia del partenariato territoriale.
Il progetto rappresenta un elemento del tutto innovativo perché configura un sistema educativo integrato con il territorio e con il mondo del lavoro, grazie a una rete dinamica che coinvolge scuole, aziende e istituzioni.
Le prospettive future
Per il futuro si prospettano tuttavia diverse importanti sfide da affrontare.
- L’adesione delle scuole: le scuole interessate a aderire alla filiera devono dimostrare una progettualità solida, con un percorso ben strutturato e l’attivazione di partenariati con le imprese del territorio.
- La valutazione e l’aggiornamento della filiera: l’Indire ha un ruolo chiave nel processo di valutazione e aggiornamento della filiera, attraverso il monitoraggio degli esiti del nuovo modello per adeguarlo alle esigenze sempre più dinamiche dell’apprendimento.
- I finanziamenti: la filiera necessita di finanziamenti mirati per l’acquisto di attrezzature laboratoriali e per supportare il lavoro di tutti i soggetti coinvolti. A tale scopo è stato istituito un “Fondo per la promozione dei campus della filiera formativa tecnologico-professionale” a copertura degli interventi necessari.
- L’influenza delle politiche regionali: il sistema dell’Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) è materia di delega regionale, e quindi ciascuna Regione potrà dare impronte diverse alla programmazione e progettazione delle filiere.
L’obbligatorietà della riforma
La riforma dell’istruzione tecnica e professionale, attraverso un graduale processo, partendo dalla fase di sperimentazione diventerà strutturale: ogni scuola dovrà offrire almeno un percorso di questo tipo in collaborazione con gli ITS (Istituti tecnici superiori) e le imprese. La riorganizzazione del sistema, con nuovi indirizzi e quadri orari, partirà dall’anno scolastico 2026-2027.
In questo senso si configura una obbligatorietà, che non riguarda la scelta degli studenti di seguire i percorsi, ma la responsabilità della scuola di proporre l’offerta formativa.
In sintesi:
- dalla sperimentazione all’obbligo: il modello 4+2, inizialmente sperimentale, passerà a un sistema strutturale e ordinario dell’offerta formativa;
- l’obbligo per le scuole: le scuole secondarie di secondo grado (tecniche e professionali) saranno obbligate a proporre almeno un percorso 4+2, organizzato con gli ITS e le imprese del territorio;
- libertà di scelta per gli studenti: la riforma non imporrà agli studenti di frequentare questo percorso, ma solo l’obbligo per la scuola di fornire loro l’opportunità.
Referenze iconografiche: ORION PRODUCTION/Shutterstock