Iran, Israele, Stati Uniti: una guerra che va oltre il Medio Oriente

Il 28 febbraio 2026 Israele e Stati Uniti hanno attaccato l’Iran. La guerra si è rapidamente estesa coinvolgendo l’intera regione mediorientale e provocando effetti a livello globale. Che cosa sta succedendo?

L’attacco all’Iran

La mattina del 28 febbraio 2026 Israele e Stati Uniti hanno lanciato una serie di bombardamenti contro l’Iran, colpendo diverse città, tra cui la capitale Teheran. L’operazione, decisa in modo unilaterale da USA e Israele, in piena violazione del diritto internazionale, è stata presentata dai due governi come un “attacco preventivo”, cioè pensato per fermare lo sviluppo delle capacità militari e nucleari iraniane. Durante questi attacchi è stato ucciso Ali Khamenei, la Guida Suprema dell’Iran, cioè la più alta autorità politica e religiosa del Paese, al potere dal 1989.

L’Iran ha reagito quasi subito lanciando missili e droni su Israele e contro diverse basi militari statunitensi nella regione. Così, nel giro di pochi giorni, il conflitto si è esteso ad altri Paesi del Medio Oriente. Per questo molti osservatori parlano ormai di una guerra che rischia di coinvolgere tutta la regione mediorientale (e non solo).  

 

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New York, 1° marzo 2026: i giornali riferiscono l’uccisione del leader supremo dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, durante i bombardamenti di Israele e Stati Uniti.

Le origini del conflitto

Le tensioni tra Iran, Israele e Stati Uniti non sono nate nel 2026. Da decenni questi Paesi hanno rapporti molto difficili e spesso si accusano a vicenda di minacciare la sicurezza globale.

Israele e Stati Uniti, che hanno una stretta alleanza politica e militare, sostengono che il programma di sviluppo del nucleare iraniano potrebbe portare alla costruzione di armi atomiche e considerano pericolosa l’influenza politica e militare dell’Iran in Medio Oriente, in particolare nei confronti di Israele. Per questo motivo negli ultimi anni hanno cercato di limitare la forza economica e militare dell’Iran anche imponendo pesanti sanzioni economiche, cioè restrizioni ai commerci e ai rapporti finanziari internazionali del Paese.

L’Iran, invece, accusa Stati Uniti e Israele di voler controllare politicamente e militarmente la regione e di minacciare la sicurezza internazionale. Il governo iraniano afferma che il suo programma nucleare ha scopi civili (produzione di energia elettrica) e denuncia da tempo le sanzioni e le operazioni militari ai suoi danni. Già nel giugno 2025 Israele aveva effettuato una serie di attacchi contro siti militari iraniani, a cui l’Iran aveva risposto con il lancio di missili contro Israele; anche in quel caso c’erano stati bombardamenti statunitensi su impianti nucleari iraniani (Fordow, Natanz e Isfahan), ma gli attacchi reciproci erano stati interrotti dopo dodici giorni. 

L’allargamento del conflitto: il Libano

Dal marzo 2026, invece, il conflitto tra Israele e Stati Uniti e Iran si sta trasformando in una guerra regionale, cioè una guerra che coinvolge gran parte del Medio Oriente.

Un fronte in cui gli scontri sono intensi è sicuramente quello del Libano, Paese che era già stato attaccato più volte in passato dall’esercito israeliano (in particolare nel 1982, nel 2006 e tra il 2023 e il 2024).

In Libano opera Hezbollah, un’organizzazione politico-militare islamica di confessione sciita (la stessa che è maggioritaria fra i musulmani iraniani), alleata dell’Iran, che da decenni è uno dei principali nemici di Israele. Tra il 28 febbraio e il 1° marzo, in risposta all’attacco all’Iran, Hezbollah ha lanciato razzi e missili contro Israele, che tra il 1° e il 2 marzo ha bombardato il territorio libanese, colpendo anche la capitale Beirut. Da quel momento gli scontri non si sono fermati e il 16 marzo l’esercito israeliano ha anche attraversato il confine invadendo il Sud del Libano.


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Edifici danneggiati in seguito a un raid aereo israeliano che ha preso di mira un quartiere della capitale libanese Beirut, il 21 marzo 2026. Secondo l'esercito israeliano sono state prese di mira sedi di Hezbollah.

La situazione nei Paesi del Golfo Persico

La tensione si è allargata anche all’Iraq e ai Paesi che si affacciano sul Golfo Persico, un’area strategica per le immense risorse energetiche (petrolio e gas) e per la presenza di centri economico-finanziari importanti a livello globale (Dubai e Doha in particolare). Inoltre, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein e Kuwait sono Paesi alleati degli Stati Uniti e ospitano importanti basi militari USA.

Con l’inizio della guerra, le basi statunitensi nel Golfo sono diventate bersaglio degli attacchi iraniani, che hanno colpito anche altre infrastrutture, in particolare grandi impianti per l’estrazione di petrolio e gas. Questa situazione sta sensibilmente riducendo la produzione di gas e petrolio, con gravi conseguenze per l’economia mondiale.

Lo Stretto di Hormuz e il rischio di una crisi energetica

Il conflitto in corso limita non solo la produzione, ma anche il trasporto di gas e petrolio.

Per capirne la ragione, dobbiamo considerare lo Stretto di Hormuz, che collega il Golfo Persico con il Mar Arabico e l’Oceano Indiano e su cui si affacciano a sud Emirati Arabi Uniti e Oman e a nord l’Iran. Da qui passa circa un quinto del petrolio e del gas consumati nel mondo.

Dopo l’inizio dei bombardamenti del 28 febbraio, la navigazione attraverso lo stretto si è fatta estremamente difficile: l’Iran ha attaccato con i suoi droni sia petroliere sia altre navi commerciali in transito.

Di fronte ai rischi della guerra, molte compagnie di navigazione hanno deciso di sospendere il passaggio delle navi nello Stretto. Nel giro di pochi giorni il traffico delle petroliere è crollato: da decine di navi al giorno si è arrivati in alcuni momenti quasi a zero transiti.

La chiusura dello Stretto ha quindi fatto salire rapidamente i prezzi dell’energia in tutto il mondo e ha spinto diversi governi a usare le loro riserve strategiche di petrolio.

 

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La crisi umanitaria

Uno scenario di crisi energetica è di per sé inquietante, ma non vanno dimenticate altre conseguenze anche più gravi, vale a dire la catastrofe umanitaria che questa guerra, come tutte le guerre, comporta. I bombardamenti e i combattimenti hanno colpito città e zone abitate da civili, costringendo milioni di persone a lasciare le loro case.

Secondo le stime pubblicate da Health Policy Watch, un sito di informazione internazionale specializzato nelle politiche sanitarie globali, oltre 3 milioni di persone sono state sfollate all’interno dell’Iran, e anche in Libano più di 800 000 persone sono state costrette a fuggire dalle loro case; molti hanno perso il lavoro e l’accesso ai servizi essenziali dal momento che ospedali, scuole e infrastrutture sono stati danneggiati o distrutti, rendendo ancora più difficile curare i feriti o garantire assistenza alle persone sfollate. Le organizzazioni umanitarie temono che la situazione possa peggiorare rapidamente se i combattimenti continueranno.

Il rischio di un conflitto ancora più esteso

Infine, la guerra potrebbe avere conseguenze politiche molto più ampie. Il pericolo principale è che altri Stati della regione o potenze internazionali vengano coinvolte direttamente nei combattimenti. Il Medio Oriente è infatti una zona dove operano numerosi eserciti, con molte basi militari e alleanze diverse.

Il presidente statunitense Donald Trump – che durante la sua campagna elettorale aveva promesso di non condurre guerre – nei primi giorni di conflitto ha affermato di poter vincere rapidamente e senza l’aiuto di altri Paesi; in seguito, invece, ha chiesto l’aiuto di altri Stati per liberare lo Stretto di Hormuz, ma ha ricevuto rifiuti anche da storici alleati come il Regno Unito, la Spagna, la Germania, l’Italia.

Molti governi e organizzazioni internazionali stanno cercando di limitare l’escalation attraverso la diplomazia, spingendo per un cessate il fuoco e per la ripresa dei negoziati tra le parti coinvolte.


GIUGNO 2025 - MARZO 2026
13 giugno 2025
Israele bombarda l’Iran, che risponde con missili. Anche gli Stati Uniti attaccano siti nucleari iraniani. Il conflitto dura 12 giorni.
28 febbraio 2026
Israele e Stati Uniti attaccano l’Iran. Ali Khamenei, Guida Suprema dell’Iran, viene ucciso. L’Iran risponde lanciando missili e droni contro Israele e contro le basi militari statunitensi negli Emirati Arabi Uniti, in Qatar, Bahrein e Kuwait.
2 marzo 2026
Israele comincia a bombardare il Libano.
9 marzo 2026
Mojtaba Khamenei, figlio di Ali Khamenei, viene annunciato come nuova Guida Suprema dell’Iran.
14 marzo 2026
Gli Stati Uniti bombardano basi militari sull’Isola di Kharg, fondamentale terminal petrolifero iraniano.
16 marzo 2026
Israele inizia un’invasione via terra nel Sud del Libano.
17 marzo 2026
In un attacco israeliano viene ucciso Ali Larijani, importante politico iraniano.
18 marzo 2026
Missili iraniani colpiscono l’ambasciata statunitense a Baghdad, in Iraq.

Referenze iconografiche:  Fatemeh Bahrami/Anadolu/Getty Images;  rblfmr/Shutterstock;  AFP/Getty Images 

A cura di Francesco Caligaris e Fiorenzo Oliva

Fiorenzo Oliva è giornalista pubblicista e collabora con diverse case editrici come editor specializzato in testi di geografia, storia e letteratura. È autore del saggio narrativo Il mondo in una piazza. Diario di un anno tra 55 etnie (Stampa Alternativa, 2009) e – con Laura Lo Giudice – di un’originale guida al meglio del capoluogo piemontese, Torino. Una guida (Odos, 2021).

Francesco Caligaris è animatore socioculturale e redattore editoriale. È consulente per l'accompagnamento di percorsi educativi e didattici, per l'integrazione tra servizi culturali e sociali, per lo sviluppo di processi partecipativi. In ambito editoriale si occupa in particolare della cura o della stesura di testi scolastici per la scuola secondaria di primo e secondo grado.