Tra carta e schermo

Strategie didattiche per educare alla lettura

Di fronte alla metamorfosi della lettura, il dibattito scientifico ededucativo fatica ancora a superare la logica dicotomica “carta contro schermo”a favore di una comprensione più articolata delle pratiche di letturacontemporanee. Per colmare tale distanza, nasce il volume Tra carta eschermo, di cui vi proponiamo due estratti immediatamente spendibili con lavostra classe.

Nel2026 il Department for Education del Regno Unito ha proclamato il National Year of Reading, in collaborazione con il National Literacy Trust, in risposta al marcato declino del piacere della lettura, che nel 2024ha raggiunto i livelli più bassi degli ultimi vent’anni. Il calo della lettura per piacere non è circoscritto al contesto britannico, ma emerge con chiarezza dalle ricerche internazionali. Le cause sono molteplici: l’aumento dell’esposizione agli schermi, la diffusione di forme di intrattenimento digitale come i social media e le piattaforme di streaming e consumi culturali orientati a contenuti brevi e immediati. A questi fattori si aggiungono il declino delle pratiche di lettura condivisa nella prima infanzia – probabilmente connesso anche alla riduzione dei livelli di alfabetizzazione adulta, che limita la mediazione della lettura e la trasmissione di modelli positivi – e le barriere socio-familiari legate alla percezione di un tempo quotidiano sempre più compresso, che rende la lettura facilmente sacrificabile e spesso associata allo studio più che al piacere.

In questo contesto, a destare maggiore preoccupazione non è tanto il numero dei lettori – anche perché la lettura assume oggi forme eterogenee che spesso sfuggono alle rilevazioni statistiche – quanto la qualità delle pratiche di lettura. La lettura tende infatti a configurarsi sempre più come un’attività occasionale, discontinua e interstiziale, distribuita in micro-nicchie temporali. La “scomparsa” della lettura sostenuta risulta particolarmente evidente nei contesti educativi, dove una quota significativa di studenti non porta a termine le letture assegnate e privilegia materiali brevi e semplificati – estratti, slide, registrazioni delle lezioni fruite a velocità aumentata – incluse sintesi prodotte da sistemi di intelligenza artificiale.

“Inferiorità dello schermo”

A fronte dell’indebolimento della qualità della lettura, il Ljubljana Reading Manifesto richiama l’urgenza di preservare competenze di lettura di livello superiore nell’ecosistema digitale, alla luce di evidenze che mostrano come la lettura su schermo favorisca modalità superficiali e frammentate e sia meno proficua della lettura su carta in termini di comprensione e assimilazione profonda, un fenomeno noto come “effetto di inferiorità dello schermo”.
In questo scenario, la lettura profonda si configura come una pratica particolarmente fragile, poiché richiede lentezza, attenzione sostenuta, autocontrollo e pazienza cognitiva. Presuppone quella disposizione che Angela Duckworth ha definito grit, ovvero la capacità di perseguire obiettivi di lungo periodo ritardando la gratificazione immediata. In assenza della capacità di sostare sul testo e di tollerare fasi di attrito cognitivo, ovvero di sostenere uno sforzo mentale intenzionale nell’attraversare «difficoltà desiderabili», non si accede allo stato di immersione necessario alla comprensione, né si creano le condizioni per un’elaborazione profonda e per un apprendimento significativo e duraturo. In questo senso, la pratica deliberata rappresenta una fase preparatoria, un apprendistato cognitivo che precede e rende possibile l’esperienza del flusso nella lettura, descritto da Mihály Csíkszentmihályi nel suo libro Flow. Psicologia dell’esperienza ottimale (Roi Edizioni 2021).

Cosa dicono le neuroscienze?

Le neuroscienze mostrano come il cervello umano non sia biologicamente predisposto alla lettura: non siamo nati per leggere, ma impariamo a farlo “riciclando” circuiti visivi, linguistici e attentivi preesistenti. Le funzioni cerebrali seguono il principio dell’“use it or lose it”: le connessioni più utilizzate si rafforzano, mentre quelle meno sollecitate si indeboliscono e vengono progressivamente eliminate. La lettura può essere intesa come un muscolo: quanto maggiore è l’allenamento cognitivo associato a questa pratica, tanto più si consolidano i circuiti neurali che la sostengono, trasformando l’esperienza in competenza.

Leggere è una questione di tempo

La crisi della lettura profonda(deep reading) non è solo culturale o cognitiva, ma riguarda l’ecologia del tempo. Abbiamo ridotto il tempo dedicato alla lettura e frammentato l’attenzione, indebolendo le condizioni che rendono possibile una reale profondità di elaborazione. Il libro esige lentezza, educa all’attesa e si oppone alla logica della rapidità e della performatività che caratterizza il tempo contemporaneo. La questione centrale non riguarda però il libro in sé, ma il tempo che siamo disposti a concedergli.
Ciò non implica che leggere in profondità sia sempre superiore o desiderabile. La valorizzazione del deep reading e della lettura contemplativa riflette anche un certo conservatorismo culturale, fondato su presupposti di accesso al tempo e a risorse economiche non sempre disponibili. Nel contesto attuale, la lettura orientativa e lo skim reading, ovvero una tecnica di lettura rapida utilizzata per cogliere l'idea generale, il tema principale o la struttura di un testo senza leggerne ogni parola, rappresentano strategie funzionali per fronteggiare il sovraccarico informativo. Il nodo non è tecnologico, ma didattico: per apprendere sono necessari sia «pensieri veloci» sia «pensieri lenti», per citare i concetti messi in luce da Daniel Kahneman nel suo libro, Pensieri lenti e veloci (Mondadori 2020). Accanto alle competenze di lettura profonda, fondamentali per affrontare complessità e ambiguità, è infatti indispensabile sviluppare competenze dii per-lettura, utili a orientarsi nel flusso informativo e a filtrare i contenuti irrilevanti. La sfida educativa consiste nell’insegnare a modulare l’attenzione, riconoscendo quando rallentare e approfondire e quando è sufficiente una scansione rapida. Come ricordava David Foster Wallace, imparare a pensare significa innanzitutto imparare a scegliere a cosa prestare attenzione, e dove dirigere lo sguardo.

Educare alla lettura: una forma di orientamento

I lettori di oggi vivono in un ecosistema mediale ricco e diversificato, nel quale leggere non significa più soltanto comprendere testi scritti, ma orientarsi consapevolmente in ambienti multi modali. Accanto alle abilità tradizionali, assumono peso competenze legate alla navigazione, alla valutazione critica delle informazioni, alla produzione responsabile di contenuti e alla gestione dei sistemi di intelligenza artificiale: information literacy, visual literacy, dataliteracy, AI literacy. L’educazione alla lettura è dunque chiamata a coniugare profondità, flessibilità e adattabilità, preparando i giovani a orientarsi con competenza tra testi, media e piattaforme differenti e a modulare le proprie pratiche di lettura in funzione dei diversi contesti.
Le scelte didattiche e curricolari continuano tuttavia, in molti casi, a basarsi su una concezione obsoleta della lettura, che non riflette le pratiche effettive degli adolescenti al di fuori della scuola. Questo scollamento amplia il divario tra ricerca, politiche educative e pratiche autentiche di lettura, con ricadute che incidono sia sullo sviluppo delle competenze necessarie per il mondo del lavoro, sia sulla formazione di una cittadinanza informata e consapevole.

Pratiche di lettura attiva e sociale

Gli strumenti digitali possono offrire accesso a pratiche di lettura più ampie, affiancando la lettura su carta e ampliandone le funzioni. Un uso consapevole degli strumenti digitali può aumentare la motivazione, coinvolgere i lettori più riluttanti e sostenere chi proviene da contesti socioeconomici svantaggiati, avvicinando i testi agli interessi di studentesse e studenti. Ambienti di lettura condivisa, pratiche di social reading e narrazioni digitali favoriscono il coinvolgimento, l’inclusione e la costruzione di comunità di lettori, mentre attività come recensioni online, booktrailer, digital storytelling e annotazioni collaborative trasformano la lettura in una pratica attiva e sociale. In questa prospettiva, il digitale non sostituisce il libro, ma può diventare un alleato prezioso per sostenere il piacere di leggere e accompagnare gli studenti verso forme di lettura più autonome, consapevoli e profonde.
La lettura su carta e quella digitale non sono formati contrapposti, ma diversi e complementari, ciascuno con benefici e criticità specifiche. La lettura su supporto cartaceo, soprattutto dei testi lunghi, continua a svolgere un ruolo centrale nello sviluppo della literacy e del capitale culturale; le risorse digitali, invece, possono aumentare il coinvolgimento, sostenere i lettori in difficoltà e favorire la lettura per piacere. Oggi la maggior parte degli studenti, a scuola e all’università, legge prevalentemente online, accede a contenuti didattici digitali e affronta valutazioni che richiedono competenze di lettura in ambiente digitale. Ignorare queste pratiche significa rinunciare a una parte rilevante delle opportunità di coinvolgimento e motivazione. La motivazione alla lettura cresce, infatti, quando i testi si collegano agli interessi, alle esperienze mediali e alle identità dei lettori, e quando viene riconosciuta la possibilità di scegliere tra forme e contenuti diversi.

Reading for Pleasure

Daoltre quindici anni, le ricerche di Teresa Cremin e del gruppo della Open University evidenziano una solida associazione tra la lettura per piacere, lo sviluppo di competenze di lettura più robuste e migliori risultati di apprendimento: la reading for pleasure aumenta la frequenza delle pratiche di lettura, rafforza le competenze, sostiene la motivazione e contribuisce a ridurre i divari tra gli studenti. Nonostante queste evidenze, nei contesti scolastici prevale ancora un approccio centrato sull’analisi testuale e su pratiche prescrittive e valutative che, se applicate rigidamente, possono generare noia, ridurre il coinvolgimento e indebolire il potenziale formativo della lettura. Questa impostazione rischia inoltre di ampliare le disuguaglianze tra chi sviluppa competenze di lettura solide grazie a opportunità extrascolastiche e chi, privo di tali risorse, resta confinato allo“scrolling” superficiale. 

Il nuovo volume edito da Sanoma: Tra carta e schermo

Difronte alla metamorfosi della lettura, il dibattito scientifico ed educativo fatica ancora a superare una logica dicotomica – carta contro schermo – a favore di una comprensione più articolata delle pratiche di lettura contemporanee. Il volume Tra carta e schermo, pubblicato per la collana “Insegnare nel XXI secolo”, nasce proprio dall’esigenza di colmare tale distanza. Integrando contributi della ricerca educativa, delle scienze cognitive e delle neuroscienze, con particolare riferimento alla Science of Reading, propone approcci e metodologie didattiche basate su evidenze per formare giovani lettori consapevoli e riflessivi, capaci di orientarsi criticamente in un ambiente informativo sempre più complesso.
Nel volume vengono presentate strategie nate per la lettura tradizionale ma adattabili anche ai contesti digitali, come il Genre-Based Approach; metodologie che rafforzano l’agency di studentesse e studenti e la dimensione sociale della lettura, come i BookClub; e approcci sviluppati per la lettura online, tra cui l’Internet Reciprocal Teaching, la Lateral Reading e il Social Bookmarking, orientati alla valutazione critica delle fonti, alla navigazione consapevole e all’integrazione delle informazioni in ambienti digitali complessi. Ogni metodologia è accompagnata da schede operative e indicazioni pratiche, per tradurre le evidenze della ricerca in pratiche didattiche. A titolo esemplificativo, forniamo due schede operative estratte dal volume, per approfondire le strategie sopra citate:

  • Scheda 8. Book Club: uno strumento efficace per promuovere la lettura autonoma, potenziare la comprensione e stimolare la produzione scritta, grazie a discussioni strutturate e momenti di scambio collaborativo.
  • Scheda 12. Genre-Based Approachuna strategia per lavorare in classe su un genere letterario a scelta, attraverso tecniche di lettura, analisi e scrittura. 
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Tra carta e schermo

Riflessioni e strategie didattiche per educare alla lettura

Andrea Nardi

Questo libro offre un’analisi critica e aggiornata delle trasformazioni in atto nell’ecosistema digitale e propone strumenti teorici e schede operative per formare lettori consapevoli e riflessivi, capaci di orientarsi con autonomia e competenza in un ambiente informativo sempre più sfidante.

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Referenze iconografiche: EvMedvedeva/Shutterstock

Andrea Nardi

Andrea Nardi è dottore di ricerca in Scienze della Formazione e Psicologia e ricercatore presso l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa (INDIRE). Svolge attività di ricerca nei campi della pedagogia e della didattica della lettura, della media education e delle tecnologie dell’educazione. È membro della rivista scientifica Media Education (ME) e del Forum del Libro. Collabora a progetti di ricerca e formazione per docenti. Attualmente coordina il progetto sulle biblioteche scolastiche innovative “Avanguardie Biblioeducative” e fa parte dei gruppi di ricerca dei progetti “Leggere: Forte!” e “Read More”. Per Sanoma è autore del volume Tra carta e schermo.