Da Padova a Palermo: la storia attraverso i luoghi

Itinerari nel Patrimonio culturale per scoprire i segni della storia nel proprio contesto urbano

Storico palazzo in pietra con scalinata monumentale, fontana e giardini, sullo sfondo montagne e cielo nuvoloso.

Collegati a passaggi centrali del programma di storia, presentiamo due esempi di itinerari, da compiere in presenza o virtualmente, in luoghi significativi del nostro Paese - Palermo normanna per il primo anno della Scuola secondaria di primo grado e L’università di Padova per il secondo – al fine di educare ragazze e ragazzi sia a riconoscere il passato attraverso il Patrimonio culturale sia a rintracciarne i segni nel proprio contesto urbano o regionale.

ITINERARIO 1 Incontro tra culture: Palermo normanna

Contesto

Con la conquista normanna della Sicilia e poi con la costituzione del Regno dell’Italia meridionale, della Sicilia e di Malta da parte di Ruggero II, a Palermo iniziò un periodo di grande splendore. I sovrani che si avvicendarono al potere fino alla fine del XIII secolo favorirono la mescolanza delle diverse culture presenti sul territorio. Nelle arti, la fusione tra le influenze arabe, latine e bizantine portò alla elaborazione di un caratteristico stile definito arabo-normanno. A testimoniare questa fase cruciale per la storia siciliana ci sono ancora palazzi, chiese e giardini: alcuni furono commissionati ad architetti e artisti dell’epoca dai sovrani, altri da ammiragli (ammiraglio è una parola di origine araba che significa “comandante del mare”).

Percorso

Mappa illustrata di Palermo con tre monumenti: Palazzo della Zisa, Palazzo dei Normanni, Martorana e Chiesa di San Cataldo.

 Disegno di Valeria Cammarosano 

Immagini e approfondimenti sono reperibili sul sito dell’Associazione Beni italiani Patrimonio mondiale: https://www.patrimoniomondiale.it

 

 

 

 

 

 

 

1 San Cataldo e “la Martorana”
In piazza Bellini, a Palermo, sorgono una accanto all’altra due delle architetture più significative del periodo normanno. La prima è la Chiesa di San Cataldo, fatta erigere da un ammiraglio di Guglielmo I (erede di Ruggero II) prima del 1160. L’interno è oggi spoglio ma a testimoniare le influenze arabe rimangono le tre cupolette semisferiche allineate sul tetto.
La seconda è la Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, detta “Martorana”. Fu fatta costruire prima del 1143 da un ammiraglio al servizio di Ruggero II: la facciata è stata trasformata nel XVII secolo, ma all’interno rimangono intatti il pavimento intarsiato e gli straordinari mosaici di gusto bizantino.

2 Palazzo dei Normanni e Cappella Palatina
A Palermo i re normanni scelsero come residenza un imponente edificio costruito intorno al X secolo dagli emiri arabi e lo trasformarono in un sontuoso palazzo.
Ruggero II fece realizzare all’interno la magnifica Cappella Palatina (dal latino palatium, palazzo), destinata alla devozione privata. Consacrata nel 1140, fu dedicata ai santi Pietro e Paolo e presenta un ampio spazio suddiviso in tre navate da colonne di spoglio (cioè recuperate da architetture antiche), con decorazioni con intarsi di marmi policromi e mosaici a fondo oro eseguiti da maestranze bizantine. Il palazzo è la più antica residenza reale in Europa.

3 Palazzo della Zisa
Guglielmo II, che regnò dal 1166 al 1189, volle costruire una residenza estiva detta La Zisa, dall’arabo al-Aziz, che significa “la magnifica”.
L’edificio, che attualmente ospita il Museo di Arte Islamica, all’epoca sorgeva fuori dalle mura della città. Conserva ancora le forme imponenti e squadrate, con piccole aperture e mura spesse utili a isolare gli interni dal calore del sole.

Una meraviglia da scoprire
Nel cortile interno del palazzo vi era un’opera scultorea straordinaria. All’epoca di Guglielmo II, il cuore della Zisa era la Sala della fontana, decorata con mosaici, intarsi di marmo e muqarnas. Era utilizzata dal sovrano per ricevere la corte nei mesi più caldi e, per mantenere l’ambiente fresco, disponeva di una fontana che faceva scivolare l’acqua dalla parete di marmo al pavimento attraverso un canale.

 

ITINERARIO 2 I luoghi dell’insegnamento della ricerca: l’Università di Padova

Contesto

L’università di Padova nacque intorno al 1222 e nel 1539, quando trasferì la sua sede a Palazzo del Bo, la sua fama era già consolidata, sia per gli studi di giurisprudenza e di filosofia sia per la sua scuola di medicina, considerata tra le più avanzate d’Europa. La presenza di Galileo Galilei, che ricoprì la cattedra di matematica dal 1592 al 1610, contribuì a rendere Padova uno dei centri più vivaci per la scienza, un luogo aperto al dibattito e all’osservazione sperimentale.
Nel Seicento l’Università rimase un luogo molto importante per lo studio della medicina. In quegli anni studiò qui William Harvey, che più tardi avrebbe scoperto come il sangue circola nel corpo. Sempre a Padova lavorò Santorio Santorio, un medico che ebbe un’idea nuova per l’epoca: misurare con strumenti - per esempio il termometro - il funzionamento del corpo umano, per capirlo in modo più preciso.

Percorso

Mappa illustrata di Padova con Palazzo del Bo, Teatro anatomico e Orto botanico, collegati da un percorso.

 Disegno di Valeria Cammarosano 

Immagini e approfondimenti sono reperibili sul sito dell’Università di Padova: https://www.unipd.it

 

 

 

 

 

 

 

1 Palazzo del Bo
Prima degli ampliamenti novecenteschi firmati dal celebre architetto milanese Gio Ponti, il palazzo si sviluppava intorno a un chiostro (il cortile antico) circondato da un loggiato su due livelli. Da questo spazio, decorato con gli stemmi delle famiglie di studenti e professori, si accedeva alle classi.
La più grande tra queste, detta Aula Magna, era collocata al secondo piano: solitamente era riservata alle lezioni di giurisprudenza, ma fu concessa a Galileo Galilei per ospitare il grande numero di uditori che solitamente presenziavano le sue lezioni.

Una meraviglia da scoprire
Al secondo piano del Palazzo c’è anche la Sala dei Quaranta, decorata nel Novecento con i ritratti dei 40 studenti e professori stranieri più illustri che frequentarono l’Università. La stanza ospita anche la “cattedra di Galileo”, ovvero il pulpito in legno da cui si suppone insegnasse lo scienziato.

2 Il Teatro anatomico
Dalla loggia superiore del cortile antico di Palazzo del Bo si accede al Teatro anatomico, ideato per permettere agli studenti di assistere alle dissezioni dei cadaveri (autopsie). Fu realizzato interamente in legno e ha la forma di un cono rovesciato, circondato da sei livelli di tribune concentriche che potevano ospitare fino a trecento spettatori. La realizzazione di questo spazio testimonia un cambiamento fondamentale nell’approccio agli studi anatomici. Per molti secoli i professori avevano letto i testi che gli autori antichi avevano scritto sul corpo umano restando in cattedra, e si erano avvalsi di collaboratori per sezionare i corpi e mostrare agli studenti gli organi.
Nel teatro anatomico, invece, la dissezione era condotta direttamente dal professore e lo spazio si trasformava in una sorta di aula-laboratorio. Il professore lavorava proprio sotto gli occhi degli studenti, che seguivano le spiegazioni dall’alto. Il teatro era costruito in modo che tutti potessero vedere e ascoltare, anche quelli più lontani, perché la forma stretta e verticale aiutava la voce a risalire verso le balconate.

3 L’Orto botanico
Nel Seicento si faceva largo uso delle piante medicinali nella farmacologia, ma c’era una grande incertezza circa l’identificazione botanica dei vegetali tradizionalmente usati per le terapie. Per promuovere lo studio, la ricerca e l’apprendimento scientifico in questo campo, l’Università di Padova promosse la costruzione di un Orto botanico.
La struttura originaria, inaugurata nel 1545, fu ampliata nel Settecento e poi nell’Ottocento, con la realizzazione di serre in muratura e di un’aula a gradoni detta “teatro botanico”. Nel 1997 il complesso è diventato patrimonio UNESCO; nel 2014 si è arricchito di un Giardino della biodiversità e nel febbraio 2023 ha inaugurato un Museo botanico.

Altri itinerari sono presenti nella rubrica Luoghi da scoprire nel manuale Il nuovo Tutto è storia di M. Morpurgo, A. Marzo Magno e D. Carpanetto, con la collaborazione di F. Oliva, Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori, Sanoma Italia 2026.

Referenze iconografiche: © Matthias Süßen, Wikimedia Commons
Disegni di Valeria Cammarosano  

Francesca Filippi

Dottore di ricerca in Storia dell'architettura e dell'urbanistica, si occupa di architettura, arte, cultura materiale e design e tiene corsi presso istituzioni quali il Politecnico di Torino, l'Istituto Europeo del Design (IED Torino) e lo University Studies Abroad Consortium (USAC Torino).
Ha pubblicato saggi, articoli scientifici e contributi critici sull'architettura contemporanea.
Per Sanoma è coautrice di la Bellezza resta, Ed. in tre volumi per la SSSG e di CreArte per la SSPG; ha collaborato al corso Il nuovo Tutto è storia per a SSSG.