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Social network e minori: le legislazioni in Europa | Sanoma Italia

Scritto da Rossella Danieli | mar 30, 2026

Dalle ricerche scientifiche ai disegni di legge

Agli inizi del 2026 gli utenti attivi sui social network erano 5,24 miliardi, pari a oltre il 60% della popolazione mondiale, con un tempo medio di navigazione nelle piattaforme superiore alle due ore giornaliere: numeri impressionanti che stanno sollecitando diverse e sempre più approfondite riflessioni tra studiose e studiosi del comportamento.

Senza negare l’importanza dei social media come strumenti di trasmissione e condivisione delle conoscenze, psicologi, medici e sociologi si interrogano su quali siano gli effetti dell’esposizione massiccia ai contenuti digitali sulla vita delle persone, con particolare attenzione ai giovani in età evolutiva.

Numerose ricerche hanno colto una relazione tra la quantità di tempo che preadolescenti e adolescenti trascorrono sui social e l’aumento di disturbi del sonno e della alimentazione, difficoltà di concentrazione, tendenza al ritiro sociale e alla dipendenza digitale e problemi nelle relazioni con i coetanei rilevati in quelle fasce di età.

Dopo la pandemia da Covid19, che ha portato agli estremi questi sintomi, l’allarme lanciato da ricercatori e ricercatrici ha raggiunto negli ultimi anni le aule dei Parlamenti di tutto il mondo, attivando la discussione di proposte per regolamentare o limitare l’accesso ai social dei minori.

Le proposte in Europa

Fuori dall’Europa si è mossa per prima l’Australia, dove dal 10 dicembre 2025 è operativa una legge che vieta l’accesso ai social ai minori di 16 anni. Poco prima, il 26 novembre 2025 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione (non vincolante per i singoli Stati) che propone di fissare a 16 anni il limite minimo di età per iscriversi in modo autonomo alle piattaforme social, usare l’IA e accedere a siti di video sharing.

Gli Stati dell’Unione Europea hanno risposto con leggi e provvedimenti di vario tipo, ma tutti nel segno della limitazione e del controllo: in Francia, l’Assemblea nazionale ha votato un disegno di legge che stabilisce l’età minima di accesso ai social a 15 anni; la Spagna intende vietare i social ai minori di 16 anni, Grecia e Danimarca a chi ha meno di 15 anni; in Irlanda e Germania fino a 16 anni è richiesto il consenso dei genitori, mentre nei Paesi Bassi il governo consiglia ai genitori di bloccare l’accesso ai minori di 15 anni.

In Italia attualmente esiste una legge che fissa a 14 anni l’età minima per accedere alle tecnologie di intelligenza artificiale e per dare il consenso al trattamento dei dati.

Proposte legislative più specifiche, con espressa indicazione di un limite di età leggermente più elevato per accedere ai social (15 o 16 anni), sono state presentate nel 2024 e nel 2026 e sono attualmente ancora in discussione.

Per rendere più efficaci i provvedimenti statali a tutela dei minori, e più in generale per migliorare la cybersicurezza (l’insieme delle misure di protezione contro le violazioni della privacy e gli attacchi digitali), l’Unione europea sta lavorando a sistemi di verifica dell’età e ha creato un Portafoglio europeo di identità digitale (eID), che gli Stati membri metteranno a disposizione dei cittadini entro la fine del 2026 .

Limitazioni e educazione digitale

L’esigenza di regolamentare l’accesso dei minori ai social media, allo scopo di proteggere lo sviluppo psicofisico delle ragazze e dei ragazzi in un quadro di educazione digitale, è sentita in tutto il mondo, con una motivazione che può essere sintetizzata così: dal 2010 le ragazze e i ragazzi hanno progressivamente sostituito il gioco e le relazioni nel mondo reale con lo schermo dello smartphone, uno strumento di comunicazione e informazione ormai indispensabile, che ai suoi indubbi vantaggi unisce però alcuni concreti pericoli, come l’esposizione a contenuti superficiali e consumistici, il cyberbullismo e la dipendenza dalle piattaforme e dai videogiochi.

Per concludere, osserviamo che stabilire un limite di età per l’accesso autonomo ai social è soltanto una piccola parte dell’educazione digitale, un progetto che non dovrebbe limitarsi ai divieti ma proporsi obiettivi di più ampio respiro, quali per esempio l’uso consapevole dei social, compresa la tutela dei propri diritti sul web e la protezione dell’identità digitale, e l’acquisizione di competenze per gestire l’informazione online.

L’intera comunità educativa (famiglie, insegnanti, adulti di riferimento) è chiamata a intraprendere questo compito a sostegno dei ragazzi e delle ragazze, partendo dall’ascolto del loro disagio e dei problemi psicologici e relazionali che possono essere cause o conseguenze dell’uso delle nuove tecnologie.


Referenze iconografiche: Bricolage/Shutterstock