Guardando il mondo dal nostro piccolo punto di vista, ci sembra che sia un sistema inesauribile di risorse fondamentali per la nostra esistenza, ma serve fare un piccolo sforzo e allargare l’orizzonte. Dobbiamo pensare che tutto quello che consumiamo e i rifiuti che produciamo devono essere moltiplicati per più di 7 miliardi di individui. Inoltre, siamo la specie con lo stile di vita più consumistico, ovvero siamo quelli che sciupano più risorse, non permettendo che queste si rinnovino poiché il nostro consumo supera il loro tempo di rigenerazione.
Partendo da queste osservazioni, gli scienziati hanno deciso di verificare se la richiesta da parte della popolazione globale e l’offerta del nostro pianeta siano in equilibrio tra loro. La domanda delle nostre richieste energetiche, alimentari e i rifiuti che produciamo sono al pari rispetto a quanto che il nostro pianeta può offrirci e può assorbire? La misura della domanda e dell’offerta sono state affidate a due indicatori di sviluppo sostenibile che sono, rispettivamente, l’impronta ecologica e la biocapacità.
Più semplicemente possiamo definire l’impronta ecologica come un indicatore che misura quante risorse naturali ciascuno di noi consuma in termini di beni di consumo, alimentazione, trasporti, abitazione e servizi, in relazione al tempo che impiega la Terra a rinnovarle. Risponde a una domanda ben precisa, ovvero quanti ettari di pianeta biologicamente produttivo sono necessari per sostenere i consumi e l’assorbimento dei rifiuti di una determinata popolazione che ha un determinato stile di vita; essa è calcolata in gha (ettari globali).
In Figura 1 è riportato uno studio nel quale viene mostrato quanti “pianeta Terra” servirebbero per soddisfare la richiesta di territorio capace di produrre le risorse necessarie per soddisfare la popolazione di ogni nazione in elenco. Nel grafico sono riportate le nazioni che incidono in modo più significativo sull’impronta ecologica globale: se facciamo una media vedrai che servirebbero globalmente circa 1,7 pianeti come la Terra per soddisfare le richieste dell’umanità.
A fianco dell’impronta ecologica, c’è la biocapacità di un territorio, cioè la capacità che hanno gli ecosistemi di produrre e rinnovare le risorse naturali e di assorbire i rifiuti per ogni abitante; questo parametro rappresenta l’offerta alla domanda posta dall’impronta ecologica ed è anch’esso misurato in gha. Questo vuol dire che se l’impronta ecologica di una determinata popolazione supera la biocapacità - quindi la capacità del territorio in cui vive di rigenerare e assorbire quanto consumato da essa - abbiamo un bilancio negativo tra domanda e offerta, e come tutti i bilanci in “rosso” anche in questo caso la popolazione è debitrice verso il suo territorio; questo sovrasfruttamento delle risorse prende il nome di deficit ecologico. Noi abbiamo già accumulato un forte debito con il nostro pianeta, come dimostrato dal grafico di Figura 1, e, visto che non possiamo duplicare la Terra, l’unica possibilità che abbiamo per continuare a vivere come specie è pensare di cambiare il nostro stile di vita in modo che sia sostenibile con le risorse presenti e i tempi di rigenerazione richiesti per l’equilibrio del nostro pianeta.
Figura1: Nel grafico sono riportati la quantità di pianeta Terra che servirebbero se la popolazione globale vivesse con lo stile di vita degli abitanti di ogni nazione elencate. Ad esempio, se l’umanità vivesse come noi italiani servirebbero circa le risorse equivalenti a quelle prodotte da tre pianeta Terra; questo vuol dire che la nostra impronta è superiore alla media globale.
Fonte: Global Footprint Network
Dal momento che l’impronta ecologica tiene in considerazione sia le superfici produttive (pascoli, terreni coltivabili, zone di pesca...) sia le superfici per smaltire i rifiuti come le emissioni di carbonio prodotte, non abbiamo altra possibilità se non imparare a essere dei consumatori responsabili delle risorse del nostro pianeta. Un’azione che tutti noi possiamo fare semplicemente è diminuire lo spreco alimentare, ovvero la produzione di cibo che supera sia il reale fabbisogno nutrizionale della popolazione mondiale sia la biocapacità della Terra.
Figura 2: UNEP Food Waste Index Report 2021 https://www.unep.org
Nell’immagine sono indicati i dati di: cibo prodotto nel 2019 (5,3 miliardi di tonnellate); cibo sprecato (931 milioni di tonnellate); la provenienza del cibo sprecato, e la quantità di cibo sprecato pro-capite globalmente (121 kg). In basso il dettaglio di cibo sprecato pro-capite per alcune nazioni divise nelle categorie: le peggiori 5 nazioni, altre nazioni, le nazioni del G-7; e alcune nazioni sud asiatiche.
Secondo il Food Waste Index Report 2021* pubblicato il 4 marzo 2021 (Figura 2 da il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente-UNEP, un'organizzazione internazionale che opera contro i cambiamenti climatici a favore della tutela dell'ambiente e dell'uso sostenibile delle risorse naturali) lo spreco alimentare nel 2019 è stato di 931 milioni di tonnellate di alimenti equivalenti a circa il 17% di tutto il cibo disponibile per la popolazione mondiale. Dal report emerge che l’11% di cibo sprecato deriva dalle nostre case, il 5% dalla ristorazione e il 2% dal commercio; pensa pure che c’è circa un 14%** dei prodotti alimentari perso ancora prima di entrare nel mercato alimentare. La stima pro-capite di cibo sprecato per ogni cittadino del mondo è circa 121 kg. A fronte di questi ricordiamoci che ci sono circa 700 milioni di persone al mondo che soffrono la fame. Questo significa che c’è una parte della popolazione mondiale che spreca ancora più di quanto stimato.
* È ora possibile consultare il Food Waste Index Report 2024: https://www.unep.org/resources/publication/food-waste-index-report-2024
**FAO per Giornata internazionale della consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari, settembre 2020
Esiste un’organizzazione della Nazioni Unite, la FAO (Food and Agriculture Organization of United Nations), che nasce nel 1945 con l’obiettivo di garantire una buona nutrizione in tutti i paesi, soprattutto quelli in via di sviluppo, e di migliorare le pratiche agricole, forestali, della pesca ma non solo; si occupa anche di promuovere un’agricoltura sostenibile e la sicurezza alimentare.
Un rapporto della FAO del 2013 mostra che esiste una significativa "impronta ambientale dello spreco alimentare" che colpisce "clima, acqua, terra e biodiversità". Le ragioni di questo impatto sono molteplici, vediamo le principali.
Fonte: Barilla Center For Food and Nutrition Foundation 2015
Figura 3: In questo grafico sono riportati i litri di acqua consumati per la produzione di un Kg o litro di alimento. Si può vedere che la produzione di carne bovina è in assoluto più dispendiosa in termini idrici, richiede all’incirca 15500 litri di acqua a differenza delle carni come il pollo che ne richiedono circa 4000, la frutta e la verdura ne richiedono rispettivamente 970 litri e 325 litri, sempre per kg di prodotto.
Earth Overshoot Day (in italiano il giorno del superamento terrestre) è il giorno dell’anno solare in cui si esauriscono le risorse rinnovabili che la Terra è in grado di rigenerare nell’arco di 365 giorni. Questo giorno se vivessimo in un mondo ideale dovrebbe ricadere almeno il 31 dicembre di ogni anno, ma siamo molto lontani da un mondo sostenibile, basti pensare che l’Overshoot Day del 2021 è caduto il 29 luglio. La data di questo giorno viene calcolata tenendo in considerazione il numero dei giorni dell’anno in cui la biocapacità della Terra è sufficiente a soddisfare l’impronta ecologica dell’umanità. Questo vuol dire che nel 2021 il giorno successivo al 29 luglio avremo superato le risorse sostenibili creando un deficit ecologico. Dal grafico di Figura 4 puoi vedere l’andamento dell’Overshoot Day dal 1970 al 2021: l’andamento è in diminuzione, ovvero questo giorno arriva sempre prima, con una sola eccezione nel 2020 in cui è arrivato quasi un mese dopo rispetto all’anno precedente a causa dei lockdown per la pandemia da Covid-19.
La parte in rosso sono i mesi dell’anno in cui stiamo consumando più risorse di quelle disponibili.
Credit: overshootday.org
Il movimento #Movethedate, promuove una serie di azioni affinché si arrivi a posticipare sempre di più l’Earth Overshoot Day; ma cosa possiamo fare noi per spostare questa data più avanti?
Dividetevi in 4 gruppi di lavoro, ognuno dei quali svolgerà le seguenti attività; o in alternativa tutti i membri della classe possono fare una o più delle seguenti attività in coppia:
Gruppo 1: Ogni membro del gruppo calcola la propria impronta ecologica e il personale Overshoot Day utilizzando questo sito: http://www.footprintcalculator.org/home/it. Confrontate i risultati che avete ottenuto tra di voi e svolgete queste attività:
Gruppo 2 e Gruppo 3: L’organizzazione “EARTH OVERSHOOT DAY” afferma che se globalmente diminuissimo il consumo di carne del 50% e se dimezzassimo lo spreco alimentare a livello mondiale, potremmo spostare l’Overshoot Day di 30 giorni. Partendo da questa osservazione, ogni membro di ogni gruppo scriva il suo menù settimanale (considerando i tre pasti principali), se nella tua scuola c’è una mensa prendi in considerazione anche quello, confrontalo con la piramide ambientale, nella quale si nota che i cibi più salutari sono anche quelli più sostenibili, e rispondi a queste domande:
Gruppo 4: Abbiamo visto che lo spreco alimentare ha un forte impatto sull’impronta ecologica, per questo negli ultimi anni sono nate diverse app che permettono di comprare a basso costo le rimanenze di cibo di attività commerciali legate alla ristorazione, o ancora ci sono delle app che permettono di monitorare le scadenze del cibo che abbiamo in frigorifero o che propongono delle ricette con gli avanzi in modo da non essere sprecati. Scegliete tre app tra quelle trovate e immaginate di fare una campagna pubblicitaria per promuoverle per la Giornata Internazionale della consapevolezza sulle perdite e sprechi alimentari (International Day of Awareness for Food losses and waste); quindi elencate i vantaggi e le modalità di fruizione. Ricorda che per fare una pubblicità devi rispettare alcune regole, per esempio usa un’immagine “parlante” come potrebbe essere il logo dell’app ben visibile, scrivi una frase efficace che possa incuriosire e nello stesso tempo dia l’idea del significato di quello che si sta pubblicizzando.
Hai imparato quanto modificare delle abitudini quotidiane, come quelle che riguardano l’alimentazione, possa determinare un cambiamento significativo dell’impronta ecologica. Possiamo affermare senza dubbio che quello che è buono per il pianeta è buono anche per noi, sia perché senza le risorse che ci offre il nostro pianeta noi non potremmo vivere sia perché quello che è buono per il nostro pianeta è buono anche per la nostra salute. Ricordati di seguire le norme dell’alimentazione che hai imparato, riduci il consumo della carne soprattutto quella bovina, mangia alimenti provenienti da produzioni vicini alla tua area geografica e che siano stagionali, in modo da non produrre CO2 per il loro trasporto e diffondi queste buone abitudini all’interno della tua famiglia. Sembrano piccoli gesti, ma moltiplicati per 7 miliardi fanno la differenza.
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Referenze iconografiche: Rimma Bondarenko / Shutterstock