Scegliendo come tema “Progettare la società futura per le nostre vite”, l’Esposizione universale che si è tenuta a Osaka nel 2025 ha richiamato l’attenzione su come l’obiettivo primario dello sviluppo, in particolare di quello tecnologico, debba essere il miglioramento della qualità della vita degli esseri umani.
Un’attenzione particolare è stata posta sull’applicazione dell’intelligenza artificiale nella gestione delle città, dove oggi si concentra la maggior parte della popolazione mondiale. Il momento è cruciale, poiché l’IA sta rivelando il suo straordinario potenziale ed è necessario che la sua azione sia orientata a beneficio di tutti. Due casi interessanti si trovano in Italia, dove Genova e Bologna rappresentano esempi virtuosi di utilizzo dell’IA a servizio dei cittadini.
Negli ultimi anni si è parlato molto di smart city, e cioè della città come di un “sistema intelligente” che sfrutta la raccolta di dati, per esempio relativi ai comportamenti dei cittadini oppure all’utilizzo delle risorse, per ridurre gli sprechi, di acqua o di energia, migliorare la mobilità o limitare le emissioni inquinanti di anidride carbonica. In questo contesto l’IA ha trovato larga applicazione e un esempio concreto è il progetto “Hafnia” (https://hafnia.milestonesys.com/), promosso dall’azienda danese Milestone Systems e incentrato sull’uso di software video capaci di analizzare in tempo reale la mobilità urbana e di suggerire interventi immediati per regolare i tempi dei semafori, dare priorità ai mezzi pubblici e migliorare la sicurezza stradale.
Grazie a un accordo con l’amministrazione comunale, nel 2025 la città di Genova – caratterizzata da strade strette, dislivelli e criticità dovute alla presenza di grandi infrastrutture sopraelevate – è diventata un banco di prova della nuova tecnologia. L’azienda Milestone ha fornito gratuitamente l’uso del software e usa i dati genovesi, resi anonimi, per istruire l’IA, migliorarne il funzionamento e applicarla, in futuro, ad altri contesti. Il personale del Comune è rimasto a capo del processo decisionale - secondo l’approccio definito human-in-the-loop[1]- ma grazie ai suggerimenti dell’IA è riuscito ad aumentare la velocità media degli autobus del 18% e a ridurre la congestione del traffico nelle ore di punta del 22%.
L’applicazione dell’IA ai contesti urbani sta segnando il passaggio dal concetto di smart city a quello di AI Urbanism, espressione spesso tradotta con “urbanistica algoritmica” (ossia basata sugli algoritmi). In questo nuovo scenario, all’intelligenza artificiale è assegnato un ruolo attivo nella pianificazione e gestione delle città.
Il suo compito, infatti, non è più soltanto raccogliere ed elaborare dati, ma anche segnalare eventuali criticità e suggerire interventi che possono essere adottati dai politici e dagli amministratori. Uno dei campi di applicazione più all’avanguardia dell’IA è in questo senso il “Gemello digitale” (Digital twin), che consiste in una copia virtuale della città utilizzata per testare scenari futuri e anticipare eventuali problemi e soluzioni.
Bologna, per esempio, ha iniziato a elaborare il suo Gemello digitale nel 2020 (https://fondazioneiu.it/progetto/gemello-digitale/) e lo utilizza per diversi scopi ambientali e sociali: ridurre le emissioni di CO2; valutare le conseguenze di un’opera pubblica prima di iniziare i lavori; individuare le aree dove piantumare alberi per contenere gli effetti del surriscaldamento estivo; mappare le disuguaglianze e migliorare l'accesso ai servizi pubblici nei quartieri periferici.
Per garantire che l’IA sia uno strumento rivolto a migliorare la vita di tutti i cittadini senza alcuna forma di discriminazione o di violazione dei diritti, è necessario assicurare la trasparenza dei dati e dei processi decisionali. Si tratta di un tema particolarmente complesso, trattato anche nel Regolamento sull’intelligenza artificiale (EU AI Act)[2] adottato dall’Unione europea nel 2024, dove, per esempio, all’articolo 86 (https://artificialintelligenceact.eu/article/86/) si dice chiaramente che il cittadino che ritenga i suoi diritti violati da una scelta fondata sull’IA deve poter ottenere dai decisori una chiara spiegazione.
[1] Human-in-the-loop: è un sistema che integra intervento umano e intelligenza artificiale, mantenendo personale specializzato (tecnici, ingegneri) a controllare i processi, addestrare ulteriormente l’IA affinché questa migliori gli interventi, correggere eventuali errori.
[2] EU AI Act: è un insieme di leggi valido per tutti i Paesi membri dell’Unione europea che regola l’utilizzo dell’intelligenza artificiale in Europa, con l’obiettivo di limitare i rischi d’uso, rendere l’IA compatibile con i diritti umani e sostenere le innovazioni tecnologiche in un quadro di sicurezza.
Referenze iconografiche: Metamorworks/Shutterstock