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Innovare la didattica con il MOF: un modello replicabile | Sanoma

Scritto da Alberta Taricco | feb 26, 2026

Innovare la didattica con il Modello Organizzativo Finlandese: il percorso dell'I.I.S. "C.I. Giulio" di Torino

I primi passi nel nostro percorso di applicazione del MOF sono stati l'avvio di un importante percorso di formazione finalizzato alla riflessione metodologica e all’innovazione delle pratiche didattiche, con particolare attenzione alla didattica attiva e per competenze, e la progettazione di una didattica collaborativa e laboratoriale efficace.

Fin da subito sono emerse alcune resistenze naturali al cambiamento. Da un lato, molti docenti temevano di dover modificare radicalmente il proprio approccio metodologico e organizzativo; dall’altro, era diffusa la percezione che alcune proposte del MOF non fossero realmente innovative per gli istituti professionali, abituati da tempo a metodologie non puramente frontali. Un’ulteriore fonte di preoccupazione riguardava la necessità di progettare attività realmente collaborative e laboratoriali, integrate tra più discipline e spesso in co-progettazione tra docenti.

Per rispondere a queste criticità, la scuola ha intrapreso alcune scelte strategiche:

  •  Riorganizzazione flessibile del quadro orario, riconoscendo nella compattazione uno strumento funzionale al rinnovamento metodologico e alla realizzazione di attività interdisciplinari.

  • Valorizzazione delle risorse già presenti, come le ore di laboratorio e le compresenze previste negli istituti professionali.

  • Promozione della formazione come spazio di confronto, per riflettere sulla propria organizzazione didattica e riconoscere che spesso non si tratta di “fare di più”, ma di coordinare meglio ciò che già esiste.

Queste azioni hanno aiutato ad abbassare le resistenze, mostrando come l’innovazione possa nascere da un uso più consapevole di spazi, tempi e strumenti già disponibili. Il lavoro svolto ha generato ricadute positive su vari livelli:

  • Organizzativo: è migliorata la capacità di pianificare in modo collegiale e di rendere coerente la progettazione curricolare con la struttura oraria.

  • Professionale: la comunità di pratica interna si è rafforzata, favorendo maggiore apertura alla sperimentazione.

  • Motivazione di studentesse e studenti: è aumentata la partecipazione attiva e lo sviluppo di competenze trasversali come collaborazione, problem solving e autonomia.

L’esperienza mostra che l’innovazione metodologica non richiede rivoluzioni, ma una gestione più efficace di tempi e spazi e la valorizzazione della collegialità. In questo senso, il percorso è replicabile in molte realtà che desiderano sostenere la didattica attiva e creare una cultura di sperimentazione condivisa.

L'inizio della sperimentazione sul campo

Dopo i primi percorsi di formazione e la scoperta che il Modello Organizzativo Finlandese si fonda su gradualità, benessere e sviluppo delle potenzialità, abbiamo scelto di applicare questi principi, prima ancora che alle classi, al nostro modo di lavorare.

I Consigli di Classe sono stati rassicurati: l’obiettivo della sperimentazione non era stravolgere il modo di fare scuola, ma far emergere le potenzialità già presenti, valorizzarne gli aspetti positivi, integrarli e adattarli al metodo finlandese e più ancora al nostro contesto. Un percorso di questo tipo non poteva avvenire dall’oggi al domani. Richiedeva tempo, gradualità e la possibilità di sperimentare “stando bene” perché, se è ormai condivisa l’idea che studenti e studentesse non apprendono se non stanno bene, è altrettanto vero che insegnanti che non stanno bene non possono insegnare bene.

In particolare, sono state avviate alcune azioni fondamentali:

  • L’avvio effettivo della compattazione oraria, applicata per l’intero anno scolastico, per offrire tempi distesi, più funzionali alla didattica attiva e alla progettazione interdisciplinare.

  • Il sostegno reciproco tra docenti, attraverso momenti strutturati e informali di confronto, che hanno favorito una comunità professionale collaborativa e la condivisione delle soluzioni ai problemi emergenti.

  • L’applicazione flessibile del modello di lezione trifasico, con aggiustamenti progressivi in base alle risposte degli studenti e all’evoluzione dell’anno scolastico, mantenendo sempre al centro il principio di gradualità.

Nel primo anno di sperimentazione sono state coinvolte tre classi, due prime e una seconda, degli indirizzi professionali "Servizi Commerciali" e "Servizi per la Sanità e l’Assistenza Sociale".

Unità di Apprendimento interdisciplinari

Attualmente, con l'avvio del secondo anno di sperimentazione, ci stiamo avventurando nella progettazione di UDA interdisciplinari, che permettono alle ragazze e ai ragazzi di immergersi in modo più profondo e significativo nell'apprendimento attivo dei contenuti e delle competenze che dovranno acquisire. Per sostenere questa evoluzione didattica e renderla concretamente attuabile nella vita quotidiana delle classi, abbiamo rafforzato anche gli strumenti organizzativi e i momenti di collaborazione tra i docenti:

  •  Sono stati organizzati incontri in presenza con i nuovi docenti inseriti nelle classi MOF;

  • è stato programmato un momento di interdipartimento in coda alle riunioni dipartimentali;

  • è stato individuato uno spazio dedicato all’interno dei Consigli di Classe per la progettazione condivisa;

  • infine, è stata potenziata la condivisione di materiali e documentazione attraverso la piattaforma Google Suite, così da favorire la collaborazione anche in modalità asincrona.

È nata così l’UDA interdisciplinare “Dove porta questa porta”. L’unità di apprendimento, proposta alla classe seconda dell’indirizzo "Servizi per la Sanità e l’Assistenza Sociale", prevede il coinvolgimento di parte delle discipline: metodologie operative, italiano, storia, scienze umane, arte, musica, scienze motorie, TIC ed educazione civica. Il simbolo della porta, inteso sia in senso reale sia metaforico, diventa elemento di passaggio, cambiamento, scoperta, scelta e confine: tra apertura e chiusura, tra spazio pubblico e privato, tra il sé e l’Altro. Il tema viene declinato nelle diverse discipline, con particolare attenzione ai processi di riflessione e metacognizione.

Attraverso attività multidisciplinari, studentesse e studenti esplorano il concetto di “porta” da diversi punti di vista: letterario, storico, artistico, psicologico, personale e civico, sviluppando al contempo competenze espressive, critiche, digitali e di conoscenza di sé.

L’UDA conduce i ragazzi e le ragazze allo sviluppo delle principali competenze europee: la competenza alfabetica funzionale; la competenza matematica e le competenze di base in scienze e tecnologie; la competenza digitale; la competenza personale, sociale e capacità di imparare a imparare; la competenza sociale e civica; la competenza imprenditoriale; la competenza in materia di consapevolezza ed espressione culturale.

Le attività si articolano attraverso lezioni interattive, conversazioni guidate, problem solving, didattica laboratoriale e uscite sul territorio. La verifica degli obiettivi e delle competenze raggiunte è affidata ai docenti delle discipline coinvolte mediante l'osservazione sistematica, la valutazione degli elaborati individuali e di gruppo, della partecipazione alle attività e alle discussioni, nonché attraverso griglie e rubriche valutative condivise.

La progettazione interdisciplinare consente ai docenti di co-progettare percorsi paralleli, condividere la responsabilità educativa e didattica, risultare più incisivi e, soprattutto, più inclusivi. Affrontare uno stesso tema attraverso metodologie e stimoli diversi consente di raggiungere un numero più ampio di studenti, perché riconosce e valorizza le molteplici modalità di apprendimento. Ogni studente, infatti, si avvicina ai contenuti partendo da esperienze, interessi, stili cognitivi e tempi di apprendimento differenti: c’è chi comprende meglio attraverso il linguaggio verbale, chi attraverso immagini e rappresentazioni visive, chi tramite l’esperienza pratica, il confronto, il movimento o la riflessione personale.

L’uso di metodologie diversificate che rispecchiano la libertà e le caratteristiche dei docenti coinvolti, permette di offrire più “porte di accesso” allo stesso sapere, riducendo il rischio che alcuni studenti restino esclusi o in difficoltà. In questo modo, il contenuto non cambia, ma cambia il percorso per arrivarci, rendendolo più flessibile e inclusivo.

La pluralità di approcci favorisce, inoltre, un apprendimento più profondo e duraturo: osservare un tema da prospettive diverse stimola il pensiero critico, rafforza i collegamenti tra le conoscenze e rende gli studenti più consapevoli dei propri processi di apprendimento. Allo stesso tempo, aumenta il coinvolgimento e la motivazione, perché ciascuno può trovare modalità più vicine alle proprie inclinazioni e sentirsi riconosciuto nel proprio modo di imparare.

In ultima analisi, diversificare metodologie e stimoli non significa semplificare i contenuti, ma arricchirli, costruendo un ambiente di apprendimento capace di accogliere la complessità delle classi e di trasformarla in una risorsa educativa.

All'interno del Consigli di Classe permangono, tuttavia, tra alcuni docenti, delle riserve, dei dubbi, delle criticità, legate al coordinamento dei Consigli di Classe e alla necessità di garantire spazi e tempi adeguati per la progettazione condivisa. Restano inoltre perplessità sul mancato riconoscimento economico degli impegni aggiuntivi richiesti ai docenti coinvolti. Molto resta ancora da fare. Non tutti i docenti sono pienamente coinvolti o convinti, ma confidiamo che il tempo e i risultati attesi: maggiore partecipazione attiva degli studenti, miglioramento del clima relazionale, maggiore inclusione e aumento del benessere in classe, insieme a una progressiva riduzione del carico di lavoro grazie a una progettazione più condivisa, possano favorire un coinvolgimento sempre più ampio e un reale rinnovamento della scuola.

Il percorso che abbiamo intrapreso può e potrà contare su significativi punti di forza: il supporto della "Rete di scuole MOF", della formazione di Sanoma, della Dirigente scolastica e della Fondazione per la Scuola, la motivazione dei docenti coinvolti, i primi risultati positivi e il bisogno espresso dagli studenti di una didattica più inclusiva e significativa.

Aprire quella porta, all’inizio, ha richiesto coraggio e una dose di incoscienza ma, oggi, possiamo affermare che ci sta conducendo verso una scuola più consapevole, più inclusiva e più capace di dare senso al lavoro quotidiano di tutti: studenti e insegnanti.

Scarica l'Unità di Apprendimento

Qui di seguito è disponibile per tutte e tutti voi l'UDA "Dove porta questa porta?"

 

 

 

 

Referenze iconografiche: ©Sasin Paraksa/Shutterstock