La pubblicazione della bozza delle nuove Indicazioni nazionali per i Licei ha sollevato un articolato confronto all’interno della comunità scientifica e delle associazioni professionali della scuola. Il lavoro della Commissione guidata dalla prof.ssa Loredana Perla, presentato come bozza, è stato condiviso per consentire in qualche modo un dibattito in cui sono state coinvolte le scuole, i docenti e dirigenti, le associazioni professionali e disciplinari, i sindacati e tutti i principali stakeholder.
La revisione delle IN dei Licei fa parte di un processo di aggiornamento di tutti i gradi che ha già riguardato le IN per l’Infanzia e il Primo ciclo e che prevede anche un prossimo intervento sulle Linee Guida per l’Istruzione Tecnica.
È di questi giorni la notizia che la Commissione, proprio a seguito di quanto emerso nelle varie audizioni, ha elaborato un nuovo documento che dovrà passare al vaglio delle strutture del Ministero. Si prevede che la pubblicazione della nuova bozza possa avvenire già entro la fine giugno, per poi procedere con gli adempimenti successivi, cioè il passaggio dovuto al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione e al Consiglio di Stato: dovrebbe essere confermato che il decreto definitivo possa essere pubblicato per inizio settembre con decorrenza quindi per le classi prime sin dal prossimo anno scolastico 2027/28.
Luci e ombre dell'impianto generale
Il documento è diviso in due sezioni: una Premessa culturale generale, riferita all’intero sistema dei Licei, ed una seconda sezione, in cui vengono distinti, per ciascuno dei 10 percorsi liceali, il Profilo e gli Obiettivi specifici di apprendimento e le conoscenze per ciascuna delle discipline.
Il confronto – almeno sul piano mediatico – si è soffermato in questi mesi talvolta su alcune questioni, se ad esempio sia opportuno che Dante sia studiato solo in due anni e non più in tre o se sia meglio fare i conti con le vicende di Renzo e Lucia al quarto anno, quando le ragazze e i ragazzi sono più consapevoli invece che in seconda.
Il documento merita però una lettura più attenta. Una prima considerazione che può essere fatta è certamente che il testo risponde alla stringente necessità di aggiornare i curricoli rispetto alle trasformazioni culturali, tecnologiche e sociali dell’ultimo decennio. Allo stesso tempo emergono alcune incongruenze strutturali ed epistemologiche che rischiano di tradursi nell’ennesima "riforma a costo zero". In questa sede, in attesa del testo del definitivo, ci soffermeremo su alcune luci e ombre dell’impianto generale e di alcune aree disciplinari.
Diverse le novità rispetto alle precedenti Indicazioni del 2010: l’inserimento strutturale del Liceo del Made in Italy e del Liceo Sportivo; l’assunzione della formulazione “Formazione scuola-lavoro” (legge 127/25) per sottolinearne il valore formativo e non addestrativo di questa attività; l’attenzione alla sfida dell’Intelligenza artificiale. Un filo conduttore può essere individuato – come si evidenzia nel testo – nella “valorizzazione delle conoscenze disciplinari come base essenziale per la costruzione delle competenze chiave di cittadinanza e del profilo educativo, culturale e professionale dello studente”. Ogni disciplina viene introdotta da un incipit motivazionale che spiega agli studenti il senso di ciò che studiano.
Tutti questi elementi si inseriscono nell’architettura concettuale della Premessa culturale sviluppata attorno ad alcuni assi portanti che ridefiniscono la fisionomia dell’istruzione liceale. Il documento riconosce opportunamente al Liceo lo statuto di "scuola dell’adolescenza", ponendo l’accento sulla dimensione emotiva, sull’empatia, sull’etica del rispetto e sulla fioritura dei talenti individuali. Questo spostamento di focus verso la soggettività giovanile, verso la costruzione di un habitus, appare positivo. Tuttavia, si evidenzia la tendenza a definire tali categorie in modo generico, senza chiarire se si tratti di prerogative esclusive dei Licei o di obiettivi validi per l’intero ciclo secondario.
Il Liceo – come delineato dalle nuove IN – si caratterizza certamente per una formazione teorica, umanistica e scientifica di ampio raggio e ci sono alcuni richiami ai tratti peculiari: una scuola dove sia possibile lo sviluppo di un forte pensiero critico e di capacità di analisi, attraverso l’attitudine a porre domande, nel confronto con gli adulti e con gli autori nei campi della letteratura, dell’arte, del pensiero filosofico largamente inteso, delle scienze. Manca, però forse, una declinazione netta della "licealità" intesa come specifico percorso di acquisizione del pensiero astratto, speculativo e del metodo scientifico, rischiando di appiattire la specificità di questo indirizzo su un piano puramente relazionale.
Un indubbio punto di forza teorico risiede nel richiamo alla libertà di scelta metodologica del docente e alla flessibilità curricolare delle istituzioni scolastiche, orientate al principio pedagogico del non multa sed multum (pochi concetti ma appresi in profondità). A questa dichiarazione d’intenti si contrappone, però, la realtà analitica degli Obiettivi Specifici di Apprendimento (OSA), benché sotto forma di suggerimenti. L’elencazione dei contenuti si presenta in modo quasi prescrittivo, talvolta rigido e ripetitivo, configurandosi quasi come l’indice di un manuale scolastico. Questa impostazione, sentita da molti come calata dall’alto, rischia perciò di svuotare di fatto l’autonomia dei Collegi docenti e comprime la progettazione creativa del curricolo.
Le nuove Indicazioni affrontano l’innovazione tecnologica in modo maturo, rifiutando logiche demonizzanti e inserendo l’uso dell’Intelligenza Artificiale sia nei suoi aspetti tecnici sia, soprattutto, in quelli etico-filosofici. L’obiettivo è sviluppare negli studenti una solida cittadinanza digitale e una capacità di lettura critica dei meccanismi di generazione testuale e di analisi dati. Perché tutto questo non rimanga solo nelle intenzioni rendendo la proposta puramente velleitaria, sarà necessario prevedere un piano di formazione strutturato per i docenti: la stragrande maggioranza del corpo insegnante (e non solo) non possiede le competenze tecniche elevate richieste per governare tali concetti.
Viene promosso il passaggio metodologico da un’ottica prevalentemente analitica a un approccio sintetico, unitario e sistematico degli apprendimenti, supportato da una valutazione intesa come "narrazione condivisa del cammino in crescita". Nonostante l’apprezzabile enfasi sulla didattica laboratoriale e operativa, si registra però una forte incoerenza con i sistemi di verifica. Mancano griglie di valutazione flessibili e standard condivisi per le attività non tradizionali (come il teatro o la lettura autonoma), col rischio concreto che i reali criteri d’esame e le prove nazionali rimangano ancorati a un nozionismo rigido e addestrativo che pure si vuole contrastare.
Novità nelle aree disciplinari umanistiche e scientifiche
Per quanto riguarda le diverse aree, meriterebbero un’analisi approfondita e dettagliata. In questa sede, come esempio, si possono segnalare alcune importanti e apprezzabili novità, ma anche aspetti che necessitano di un ripensamento.
Nell’ambito dell’asse letterario si riscontra una positiva centralità del testo, orientata al superamento della sterile memorizzazione di biografie d’autore a favore del piacere della lettura e della costruzione di una coscienza critica. Molto convincente è anche il ripensamento della grammatica alla luce della linguistica moderna e dell’analisi in costituenti, utile a colmare i gravi deficit logico-lessicali riscontrati negli studenti. Tra le criticità, il rischio di un sovraccarico al biennio: l’anticipazione di nozioni di storia della lingua, regionalismi e letture integrali dalle Origini al Novecento generano un enciclopedismo che sottrae tempo prezioso alle competenze di base. C’è poi l’affaire Manzoni: lo spostamento de I Promessi Sposi al quarto anno e la loro riduzione a letture parziali o opzionali nel biennio rende difficile il confronto con un testo capace di strutturare l’esperienza di un giovane di oggi e spezza la continuità dello studio dell’evoluzione linguistica italiana, declassando un pilastro della nostra classicità a mero documento storico. Infine, la separazione di Storia e Geografia nel primo biennio (con l’attribuzione di 3 ore settimanali complessive per ciascuna classe) sana il fallimento didattico della Geostoria integrata, ma l’aumento dei contenuti storiografici richiesti (inclusi continui affondi sulle fonti) risulta impraticabile entro l’orario effettivo.
Nell’area scientifica, in particolare Matematica e Fisica, le sezioni "Perché studiare la Matematica/Fisica" sono molto utili anche perché aiutano i docenti ad avere chiari gli obiettivi dell’insegnamento e offrono forti motivazioni agli studenti, superando i semplici aspetti procedurali o di attualità; si apprezza il rilievo dato alla dimensione pratica, l’importanza dell’uso dei laboratori e lo sviluppo della creatività, elementi chiave per un apprendimento attivo delle materie scientifiche. Le criticità maggiori sono da riferirsi all’eccesso e alla complessità dei contenuti con il rischio di favorire un ritorno al passato nozionistico. Sotto il profilo didattico, anche se l’accento non è posto sulle tecniche di calcolo ma sull’approccio critico e multidisciplinare, tale intenzione viene contraddetta da una varietà di contenuti e di collegamenti profondi tra discipline che non sembra realistica.
Le nuove Indicazioni nazionali si presentano dunque come un testo interessante, anche per il tentativo di coniugare sezioni teoriche innovative e programmi disciplinari tradizionali: vedremo come la Commissione sarà stata in grado di costruire un testo maggiormente coerente, specie nel rapporto tra Premessa e sviluppi nelle sezioni disciplinari. È necessario in particolare mettere a fuoco i nodi concettuali fondanti di ciascuno statuto disciplinare, restituendo ai dirigenti e ai docenti quella reale libertà creativa e progettuale indispensabile per rispondere ai bisogni educativi dell’adolescenza contemporanea, soprattutto per evitare che la riforma si areni in un adempimento burocratico.
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