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Bullismo e cyberbullismo | Agorà di Sanoma Italia

Scritto da Cristina Tincati | gen 9, 2026

Una definizione di bullismo e cyberbullismo

Le storie di bullismo portate alla ribalta dalla cronaca, spesso in associazione al cyberbullismo, sono ormai tristemente frequenti. Quelli di cui danno conto i mezzi d’informazione sono episodi molto gravi, per lo più fatali per le vittime. Restano invece sconosciuti o circoscritti ad ambiti limitati casi forse meno gravi ma pur sempre fisicamente e psicologicamente lesivi delle persone che li subiscono.
È un dato di fatto che spesso le relazioni fra i ragazzi e fra le ragazze sono difficili, soprattutto quando si instaurano rapporti non equilibrati in cui si può riconoscere una vittima e una o più persone prepotenti che agiscono in gruppo. Rispetto ad occasionali litigi alla pari, infatti, il fenomeno del bullismo si distingue per gli atti di prevaricazione sistematica, che il bullo o la bulla (e il gruppo che lo/la sostiene) esercita in maniera intenzionale su un altro o un’altra percepito/a come più debole o diverso/a; inoltre, i comportamenti aggressivi, che possono essere di tipo fisico, verbale o psicologico, sono protratti nel tempo. Allo stesso modo, il cyberbullismo è l’insieme di comportamenti offensivi, non rispettosi e/o violenti subìti online in maniera continuativa, ossia tutti i giorni, più volte a settimana, più volte al mese.

Un fenomeno che coinvolge quasi il 70% dei ragazzi intervistati

Queste definizioni sono presenti nel resoconto elaborato dall’Istat dell’indagine condotta nel 2023 e pubblicata nel 2025. Un dato che salta subito agli occhi è che il 68,5% dei 39 214 ragazzi e ragazze intervistati, di età compresa fra gli 11 e il 19 anni, ha dichiarato di aver subìto almeno un comportamento offensivo, non rispettoso e/o violento nel corso dell’ultimo anno, il 21% di essere stato/a vittima di bullismo più volte al mese, fino ad arrivare al drammatico 8% di chi è stato oggetto di azioni aggressive più volte a settimana. I numeri parlano chiaro: nonostante l’accresciuta sensibilità e l’attenzione accordate al fenomeno attraverso campagne mirate e lanciate dai mezzi di comunicazione, e i progetti educativi dei ministeri dell’istruzione e della salute o delle amministrazioni locali, il bullismo sta manifestando una pericolosa tendenza alla diffusione, sia in presenza sia online.

I dati salienti che emergono dal rapporto

Le risultanze numerico-grafiche proposte per fasce di età, per sesso e per macroregione di appartenenza sono state raccolte nel report Bullismo e cyberbullismo nei rapporti tra i ragazzi (disponibile in pdf). Si tratta di un resoconto analitico, oggettivo, ben strutturato e di facile consultazione, basato su percentuali e scarne descrizioni: il lettore è posto di fronte all’istantanea di un aspetto della società attuale. Non vi si rinviene infatti alcuna proposta di interpretazione delle cause né di modalità con cui affrontare il fenomeno: l’inchiesta dell’Istat, più che risposte, sollecita domande e riflessioni. I dati presentati possono tuttavia utilmente orientare genitori, insegnanti, educatori, psicologi e quanti - dalle pubbliche amministrazioni alle organizzazioni no-profit - si accostano al fenomeno o si occupano di politiche giovanili.

Di seguito evidenziamo le maggiori rilevanze:

  • le denunce per aver subìto atti di bullismo sono state più numerose da parte dei ragazzi delle regioni settentrionali (in testa Nord-Est) rispetto a quelle meridionali: lo scarto è di circa 2 punti percentuali; per contro, stando alle risposte al questionario somministrato, sembra che nel Sud il fenomeno del bullismo sia più contenuto che nel resto d’Italia (oltre il 33% degli intervistati ha dichiarato che nell’ultimo anno non ha subito alcuna forma di violenza contro il 29% di chi vive nel Nord-Ovest);
  • i maschi hanno dichiarato più delle femmine di aver subito atti vessatori diretti (offline) o indiretti (online);
  • la differenza di genere si fa sentire anche nelle modalità con cui viene attuato il bullismo: i maschi sono più spesso insultati, offesi, attaccati fisicamente, le femmine sono più facilmente oggetto di forme di esclusione;
  • i ragazzi della fascia 11-13 anni, corrispondente all’età di chi frequenta la scuola secondaria di I grado, sono per lo più oggetto di attacchi di tipo verbale, ma sono anche i più esposti a comportamenti offensivi continuativi, mentre le vessazioni di natura fisica riguardano con maggiore frequenza la fascia 14-19 anni (scuola secondaria di II grado);
  • i maschi sono esposti più delle femmine al cyberbullismo: insulti, messaggi offensivi, foto screditanti arrivano all’interessato/interessata tramite e-mail, sms, chat, social network, e quanto più estesa è la rete di cui il bullo/la bulla si avvale tanto maggiore è il danno che intenzionalmente vuole e riesce arrecare;
  • il bullismo esclusivamente online totalizza una percentuale esigua di casi, inferiore al 4% (media nazionale), ma la rilevanza dei nuovi mezzi di comunicazione nella quotidianità di ragazzi e ragazze lascia supporre che la sua influenza prossimamente aumenterà in misura significativa;
  • i ragazzi di origine straniera sono più frequentemente vittime di bullismo (26,8%), in particolare i giovani di nazionalità rumena, ucraina, cinese, albanese e marocchina.

Contrastare il bullismo: il coinvolgimento dei contesti di vita

Passando dai dati a qualche riflessione, secondo molti esperti il primo passo per contrastare il bullismo risiede nella capacità degli adulti di cogliere anche i più banali segnali che si manifestano nelle relazioni fra i ragazzi. Compito non facile, ma essenziale per scoraggiare molto precocemente il giovane bullo o la giovane bulla e i suoi “sostenitori” dal mettere in atto o proseguire azioni di violenza nei confronti di un soggetto più debole. Infatti, vi è unanimità di parere nel ritenere che le analisi del contesto di vita dei giovani (scolastico, extrascolastico, familiare) e il coinvolgimento fattivo di questi ambiti sono essenziali per arginare un fenomeno che in Italia come nel resto del mondo sta assumendo dimensioni importanti, come dimostrano le rilevazioni effettuate dall’Unesco, dall’OMS, dall’Unicef e da altre agenzie internazionali. Poiché le analisi di contesto da sole non bastano, è necessario che siano intensificate l’azione educativa e il supporto socio-affettivo indirizzati in primo luogo alle vittime, incoraggiandole a trovare il coraggio di chiedere aiuto alla cerchia di adulti più vicina (genitori, insegnanti, ecc.), e contemporaneamente a chi esercita violenza e al gruppo, anch’essi bisognosi di supporto positivo. Non va dimenticato che vittima e bullo/bulla frequentano lo stesso ambiente.

Il ruolo della scuola

In questa azione combinata la scuola gioca un ruolo determinante, poiché è un luogo in cui è più facile cogliere la tendenza a comportamenti violenti, mentre gli spazi esterni al pari di quelli online sfuggono al controllo.
Nei piani educativi predisposti dalle singole istituzioni scolastiche non mancano le indicazioni per realizzare gli Obiettivi 4 e 16 dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile, di cui il primo richiama espressamente l’impegno per Assicurare un’istruzione di qualità, equa ed inclusiva, e promuovere opportunità di apprendimento per tutti, il secondo Pace, giustizia e istituzioni solide. Entrambi gli Obiettivi sono i cardini attorno ai quali possono e devono dispiegarsi le iniziative educative per fermare il bullismo con l’intento di sostenere le vittime e sviluppare nei “bulli” modalità e prospettive positive nelle relazioni con gli altri ragazzi. I Parlamenti nazionali di molti paesi - così, per esempio, nella UE - di recente hanno iscritto gli atti più gravi di bullismo fra i reati perseguibili per legge, ma l’aspetto punitivo (non obbligatoriamente indispensabile) dovrebbe essere l’ultimo da prendere in considerazione se si vuole svolgere un’azione di recupero.

Indagini internazionali sul benessere dei ragazzi

La preoccupazione sul benessere psicofisico dei ragazzi è oggetto di indagini e studi soltanto da qualche decina di anni. Dall’inizio del millennio diversi Paesi, fra cui l’Italia, partecipano allo studio multicentrico HBSC (Health Behaviour in School-aged Children - Comportamenti collegati alla salute in ragazzi di età scolare), che prevede ogni quattro anni una raccolta di dati su vari aspetti della vita dei giovani (dall’alimentazione al consumo di droghe, alla sessualità, alla violenza, nel cui ambito bisogna collocare il bullismo). La prossima rilevazione si svolgerà nei primi mesi del 2026 a cura dell’Istituto Superiore di Sanità, che si avvale della collaborazione delle università di Torino, Padova e Siena per l’analisi dei dati.

Referenze iconografiche: Zoran Zeremski/Shutterstock